DELITTO CARDINALE: romanzo poliziesco di genere deduttivo

Un paio di omicidi impossibili, uno dopo l'altro, apparentemente compiuti da forze sovrumane in un luogo chiuso e ben sorvegliato: l’antica cappella del cardinal Malera. Due rispettabili professionisti addetti al restauro dell’edificio perdono la vita. Pare proprio una lontana maledizione del cardinale contro quei visitatori inopportuni che aprono e profanano perfino il suo sarcofago. Non si intravvede altra causa da quella soprannaturale sebbene la contemporanea sparizione di oggetti preziosi nella stessa cappella induca a sospettare un crimine ben studiato da parte di qualche elusivo malfattore straordinariamente abile. Oltre al mistero del primo delitto e poi anche del secondo c’è in più il mistero degli oggetti sottratti perché quegli oggetti non si capisce come siano potuti svanire da un luogo chiuso nel volgere di brevi attimi restando poi introvabili. Avvengono in seguito altri fenomeni apparentemente soprannaturali che gettano gli investigatori nello scompiglio e nello scoraggiante convincimento di non poter mai risolvere il caso. Per una fortunata combinazione però gli investigatori ufficiali possono contare sulla presenza e l’aiuto di Flinde, lo straordinario cacciatore di assassini, uomo riservato e per certi aspetti ermetico ma libero pensatore dalle idee originali, figura eminente che contraddistingue questa serie di romanzi polizieschi. Il tentato omicidio finale (sarebbe stato il terzo portato a compimento!) ha un’apparenza non meno misteriosa, esagerata e inspiegabile. Però non c’è nulla di soprannaturale in tutto questo, e lo dimostra la cattura dell’assassino, smascherato e caduto nella trappola tesagli dal genio deduttivo e dall’astuzia di Flinde.
Romanzo giallo scritto per chi predilige i dilemmi polizieschi misteriosi e non facili da risolvere, così che il lettore si possa sentire un po’ investigatore anche lui. Gli indizi per una corretta soluzione non vengono taciuti nel testo ma sono abilmente dispersi e mimetizzati in modo tale che le sorprese e i colpi di scena non mancano soprattutto nel finale. Anche nel corso della vicenda gli enigmi, le curiosità, le ipotesi investigative più elaborate e perfino fantasiose sono ampiamente distribuite capitolo per capitolo e quasi pagina per pagina allo scopo di stimolare in maniera continua e qualche volta assillante l’interesse del lettore. Un autentico romanzo poliziesco è bene che possieda le qualità sopra accennate. Quindi niente distrazioni che hanno il carattere della banalità e che servono soltanto a gonfiare le pagine con le digressioni più scontate e ripetitive. Le uniche digressioni ammesse sono quelle che servono a meglio illustrare il carattere del personaggio principale (cosa ritenuta necessaria perché egli sarà il protagonista di almeno altri 10 romanzi). Perciò niente erotismo più o meno spinto o sdolcinato, niente violenza gratuita, niente linguaggio osceno o blasfemo e, in aggiunta a tutti questi niente, anche niente tecnicismi e ritrovati moderni che pure si adatterebbero a una ricerca poliziesca, ossia niente indagini basate sul DNA molecolare, sull’uso dei telefonini, sul riconoscimento e la manipolazione computerizzata delle immagini, sulla ricostruzione 3D della scena del delitto; niente telecamere, occhi elettronici, robot, microspie, ma solo e unicamente il cervello umano con le sue intuizioni e deduzioni, aiutato da poco altro come le vecchie e gloriose impronte digitali, le tracce di sangue, le orme sul pavimento o sul terreno, e qualche vecchia fotografia che può capitare sotto gli occhi degli investigatori. Qualcuno dirà: queste sono le risorse dei romanzi polizieschi divenuti ormai classici. Esatto! La semplicità dei mezzi accompagnata da un abile intreccio sono le doti migliori per i romanzi di questo genere i quali devono arrivare all’epilogo con una conclusione sorprendente e tuttavia sorretta da una logica ferrea come risultato dell’intelligenza umana unica e sola.

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