Oscar: Vita di Oscar Wilde

Una volta, si dice, Oscar Wilde rifiutò un medicinale per via del suo colore «marrone sporco»: per convincerlo a curarsi, il farmacista dovette sostituirlo con un flacone di bellissimo liquido «rosso-rosa» e pastiglie che «splendevano come l’oro». Un’altra volta, agli amici preoccupati per il suo pallore mattutino rivelò, esausto: «Il fatto è che ieri ho colto una primula in giardino, dopo stava così male che ho dovuto passare la notte sveglio al suo capezzale». Il più classico dei problemi per un biografo è trovarsi con poco materiale di partenza. Ma esiste un altro, speculare problema: averne fin troppo. Così è per Wilde, di cui già in vita si moltiplicavano aneddoti, battute, aforismi, fanfaronate, miti e leggende: riverberavano dalle colonne dei giornali al cicaleccio dei circoli letterari, si amplificavano di bocca in bocca in una gara a chi la sparava più grossa, gara che spesso era vinta da Oscar stesso, suo primo mitologo e ufficio stampa, creatore del personaggio che si trovava a impersonare ogni giorno, fino a restarne forse imprigionato. Un paradosso? Certo, ma per chi aveva eletto il paradosso a stile e l’ironia ad arma non restava che vivere una vita all’altezza: genio della commedia, si ostinava a scrivere tragedie; dandy di natali aristocratici, si dichiarava a favore di un individualismo “socialista”; dissacratore di ogni autorità e norma morale, si appellò alla legge per proteggere la relazione con Lord Alfred Douglas, dando così inizio al processo che avrebbe decretato la sua rovina; mattatore dei più eleganti salotti, precursore del futuro culto della celebrità, morì solo e dimenticato – al funerale si presentò appena una manciata di persone. A lungo i biografi sono rimasti vittima di questo incantesimo: non riuscendo a districare in lui la vita dall’opera, anche perché in un’opera d’arte suprema aveva trasformato la vita stessa, hanno schiacciato l’una sull’altra, confondendo i piani e faticando a restituirci la verità dei fatti. Riportando alla luce nuovi documenti, tra lettere inedite e atti del processo, Matthew Sturgis penetra nella complessità romanzesca del tardo Ottocento attraverso una delle sue personalità più geniali e discusse, costruendo con perizia quello che è stato accolto dalla critica come il miglior libro mai scritto sul grande autore irlandese: Oscar, la biografia definitiva.

«Una lettura sagace della figura di Wilde e delle sue ambiguità, condotta attraverso una messa a fuoco precisa e accurata del periodo storico.» - Colm Tóibín

«Al di là di quanto ne sappiate su Wilde, questo libro non vi lascerà delusi. Pagina dopo pagina Sturgis riesce a cogliere l’essenza contraddittoria della vita incredibile dello scrittore: sfavillante, decadente, maledetta.» - John Walsh, The Sunday Times

«Dando voce alle carte del processo e a lettere inedite, questo saggio ci regala un ritratto vivace di Oscar Wilde, dall’ascesa folgorante al tragico declino. Meticoloso, paziente e infaticabile, Matthew Sturgis si destreggia tra i documenti con un’abilità senza pari.» - Anthony Quinn, The Guardian

«Indagando la vita dell’artista in una prospettiva nuova, e non di rado rivelatoria, Matthew Sturgis riporta alla luce le delusioni e le ferite di Wilde e riesamina il rapporto tra la vita e l’opera con la lente dello storico.» - Kate Hext, The Times Literary Supplement

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