IO EFFONDERO' IL MIO SPIRITO: Riflettere e pregare con gli Atti degli Apostoli (Cantare il Mistero Vol. 3)

Il libro “Atti degli Apostoli” è un testo molto moderno e sempre vicino alla sensibilità di chi vuol immergersi nell’esperienza della Chiesa primigenia per assumerne, con le dovute attualizzazioni, lo stile voluto dallo stesso Spirito del Risorto.
Infatti, negli Atti sono presenti molti problemi che agitano la vita delle comunità cristiane di oggi e di sempre: il rapporto tra istituzione e carisma, tra autorità e fraternità, l’unità di fede e pluralismo di linguaggio, di cultura, di teologia; e il modo in cui sono stati risolti allora può suggerire a noi la via che dobbiamo seguire per trovare una nostra soluzione.
Gli Atti ci insegnano che le crisi ecclesiali più profonde possono, nella fedeltà allo Spirito Santo e alla Parola, trasformarsi in momenti di crescita e che le tensioni tra gruppi ecclesiali, più che trovare sbocco in lacerazioni e divisioni del tessuto ecclesiale, possono risolversi in una approfondita unità di fede
In questa pubblicazione ci sono 36 “Lectio” che coprono la riflessione di quasi tutto il testo degli “Atti degli Apostoli” per condurre il lettore poco esperto ad entrare nel clima del brano proposto, e a coglierne gli orientamenti essenziali.
Alcune avvertenze e chiarimenti
Quando non si conosce da vicino il testo degli Atti, si parte, normalmente, dall’idea che nella Chiesa primitiva tutto sia perfetto: condivisione dei beni, amore fraterno, ecc.; poi si rimane delusi che le cose non siano globalmente così e che esistano nella Chiesa delle origini anche, come dice il Card. Martini, in alcuni commenti, l’inautenticità, i ritardi, le distanze dal fine, le grosse questioni.
D’altra parte, però, la Chiesa è presentata anche come comunità coraggiosa nell’annunziare Cristo morto e risorto per la salvezza degli uomini. Infatti, una delle parole chiave degli Atti è testimonio (in greco martys), testimonianza: la chiesa è presentata come portatrice dell’«annuncio» della salvezza a tutti gli uomini della terra attraverso la testimonianza.
Questo termine, caratteristico del libro degli Atti (citato ben 40 volte), è abbinato, nell’esperienza della Chiesa primitiva, all’effusione del sangue per Cristo. Infatti, i cristiani, come Stefano, erano chiamati testimoni (martyron), cioè martiri.
Quando leggiamo nei testi del Nuovo Testamento le espressioni: «era necessario che si adempisse ciò che nella Scrittura», «fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide» oppure «così dice la Scrittura» o «sta scritto», bisogna stare attenti a capire in che senso «ormai è tutto scritto, tutto previsto» e non pensare che tutto si realizzi secondo le previsioni, come in un atto magico o in un copione di un film da eseguire
Allora, il discorso va compreso in altri termini.
Prima di tutto gli autori sacri, come avveniva comunemente in tutte le scuole rabbiniche, interpretavano i testi sacri con molta libertà e, soprattutto, cercando di attualizzarli nel proprio contesto. Col «senno del poi» si è capito che una parola biblica, proprio perché Parola di Dio, può diventare «significativa» non solo nel contesto in cui è stata pronunciata, ma anche in altri contesti, soprattutto se quest’operazione interpretativa è illuminata dallo Spirito Santo.
La parola profetica non è immediatamente rivolta al futuro, essa è data innanzitutto per aiutare a leggere la storia contemporanea alla luce della fede in Dio, cioè aiuta a mettersi nella prospettiva di Dio rispetto ai fatti che accadono. «Profezia», quindi, non significa «prevedere il futuro», ma donare la Parola di Dio che diventa «significativa» per la storia presente. E, proprio perché essa è Parola di Dio, la profezia diventa «significativa» anche per altre epoche storiche o per altri avvenimenti.
Questo ci dice che nella Sacra Scrittura non si trova una «foto» o una «trama» di ciò che deve avvenire, ma una luce interpretativa di quello che è accaduto o sta accadendo oggi per noi. La profezia non «prevede» ciò che accadrà, ma ne dà il vero significato.

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