Sotto il radioso dominio di Dio

Tra osservare il futuro e osservare il passato, alcuni scelgono il secondo. Così fa Matteo, giovane romano, appassionato di sport e, in fondo, di studi, anche se non sono quelli a cui la famiglia lo vorrebbe votato. Matteo è il rampollo, se ha senso usare questo termine, di un’importante famiglia romana, tra i cui avi importanti e di rilievo storico c’è padre Tacchi Venturi, il gesuita del Duce, lo «strumento normale per i messaggi tra il papa e Mussolini». Matteo vorrebbe essere certo che il prozio non sia stato antisemita. Vorrebbe esserne certo perché essere limpidi è sempre meglio di non esserlo. Perché essere parte della Storia – quella grande, quella di tutti – certe volte impone di tentare di capirla, visto che non si può riscrivere. E capendo, perdonare.
Così il primo è un capitolo di patriottismo, vecchie tradizioni, amori. E anche di tradizioni inventate, condivise ipocrisie, menzogne. Che un altro uomo, tanti anni dopo, prova a smascherare. Il secondo è una caccia tesa a capire se la posizione di padre Tacchi Venturi sia stata antisemita, una ricerca del rapporto tra il vecchio gesuita e Mussolini. Il terzo è un epilogo: muore un padre e ne parla una figlia. Il quarto capitolo comincia in un cimitero e poi si corre per la città: a correre è un giovane disorientato, la città è Roma. Tutto vorrebbe essere connesso.
Sotto il radioso dominio di Dio è l’appassionante esordio di Giorgio Zanchini, la voce quotidiana di Radio anch’io, giornalista e studioso. A cavallo tra realtà e finzione, tra ossessioni private e accurate ricostruzioni storiche, il romanzo racconta i rapporti tra padre Tacchi Venturi, la santa sede e Mussolini. Senza dimenticare di mettere in scena un se stesso di nome Matteo, la sua vita, i suoi dubbi e le sue ricerche alle prese con una storia sfuggente, dove non mancano i buchi neri e le false piste.

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