Costantino Nigra: diplomatico e gentiluomo (L'Italia liberale Vol. 1)

“A chi percorre la strada provinciale da Cuorgnè a Ivrea, fra la valle dell’Orco e quella del Chiusella, se volge gli occhi in alto, a sinistra, appena oltrepassato il breve ponte sulla Malesina, dopo Castellamonte, si presenta la magnifica collina, ove spiccano il vecchio castello di Villa Castelnuovo, nel quale io nacqui e, più in alto, la chiesa di Sale, in un largo semicerchio chiuso a ponente dal doppio vertice del monte Filia, a levante dalle colline di Muriaglio e a tramontana dalle Alpi”.Così racconta del luogo natio Costantino Nigra. Il suo senso dell’onore e del dovere lo portarono spesso a scelte difficili, per lui e per chi gli stava accanto, soprattutto per chi lo amava o lo aveva amato. Nigra fu al centro non solo degli eventi politici e militari che portarono all’unità di Italia, prima come braccio destro di Cavour, poi come protagonista della diplomazia italiana, ma anche di alcune delle storie sentimentali più note dell’epoca. Nel sempre difficile rapporto tra ragion di stato e affetti egli trovò per sé e per gli altri la strada più onorevole e non esitò a rinunziare a quanto aveva di più caro per preservare intatti gli ideali e la reputazione di coloro ai quali era legato da rispetto e amore.

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