Le Pagine della Follia

Londra, 1887.



Nella sua incessante ricerca, il Dottor Gregor Hatcher, antropologo, non può minimamente immaginare ciò che le sue scoperte hanno rivelato. Ha camminato su antichi sentieri che mai nessun uomo ha osato percorrere, ha udito assurde melodie che nessuno dovrebbe mai ascoltare, e, senza preoccuparsi delle conseguenze, ha rivelato al mondo un antico orrore che per secoli è rimasto assopito nelle tenebre, attendendo il fatidico giorno della propria rinascita.

Ha visto l'essenza stessa del buio, un buio sconfinato, glaciale, in cui neanche la Morte può albergare: perché chi lo abita si è fatto beffe di essa, sogghignando compiaciuto dinanzi alla sua inesorabile falce.

Ora queste blasfeme creature lo stanno cercando, e presto reclameranno la sua insignificante anima: il libro che ha sulla scrivania è soltanto una tangibile e limitata testimonianza della loro potenza, ma anche senza di esso lui riesce ad avvertirne la presenza.



Non può sfuggirgli, e ben presto, ogni uomo condividerà il suo atroce destino.



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Primo romanzo breve dell'esordiente Gabriele Civitelli (in arte Gabriel C. Grey), "Le Pagine della Follia” si rivelano essere un viaggio nelle perversioni più profonde dell'animo umano, che spingeranno il protagonista sempre più nel baratro della pazzia. Il ritrovamento di un antico libro di magia nera renderà Londra teatro di omicidi che superano i limiti stessi della morale, degenerando sempre più in un'orgia di sangue che sembra non poter mai avere fine.



Nelle cinque storie, il protagonista subirà una sorta di cambiamento a livello non soltanto fisico, ma anche psicologico: da uomo integerrimo e votato alla giustizia, diverrà uno spietato assassino a sangue freddo, guidato da ambigue entità sovrannaturali che ne prenderanno il controllo.

È un romanzo in cui non si ritrova il solito dualismo bene-male, ma dove i due concetti vengono mescolati tra loro, perché nulla appare del tutto bianco o del tutto nero: qui non esiste un antagonista, perché l'antagonista è il protagonista stesso.



Se state cercando un romanzo dal finale agrodolce, lasciate pure perdere questo libro: la vita ha una sola conclusione, e soltanto nelle favole si ritrova il "vissero felici e contenti”.

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