LA NOUVELLE EQUIPE: ROMANZO DELLA GUERRA E DELLA PACE

Si è già molto scritto sulla guerra. La vita dei combattenti è stata oggetto di molti libri, nei quali essi ci sono stati presentati, a volte come degli eroi e altre come martiri. Ma quasi sempre si è dimenticata la pagina preliminare, le ore di panico dove gli uomini, strappati ai loro affetti, al loro lavoro, alle loro lotte, a una vita sana che è quella di tutti i giorni, che non ha una storia perché è semplicemente umana, abbandonando gli abiti usuali che erano il segno della loro individualità per prendere questa uniforme, che indica piuttosto bene, con il suo stesso nome, quello che significa: la sparizione dell'individuo nella grande massa, inerte e senza pensiero, che non ha altro ruolo da giocare che la cieca obbedienza alla pesante disciplina dalla quale lo spirito, da secoli, è irriso.Ma, prima di ritornare un numero in questa massa, quale dramma s'è recitato nel cuore del futuro combattente? Quali angosce, quali lotte hanno tormentato queste coscienze che stavano per abdicare? Ma allora perché s'è incominciato? È quello che cerco di dire nella prima parte del libro. Questi primi giorni di mobilitazione, li racconto per come li ho vissuti. Ho dipinto Parigi come io l'ho vista. I miei personaggi hanno appena una maschera. Sono facili da riconoscere. E ognuno può riconoscersi anche in questa moltitudine tormentata, febbrile, sconvolta, sovreccitata per la partenza degli uomini, esaltata da secoli di fanatismo.Tutti, tutti, anche quelli che erano illuminati e umani, i buoni, i giusti, tutti partivano convinti che fosse il loro dovere. Obbedivano alle loro convinzioni, come avrebbero potuto resistere? Ma la lotta fu grande, per qualcuno, tra questa convinzione e la voce profonda di una coscienza superiore.Noi siamo qualcuno che vi ha aperto il cammino; ma siete voi che dovrete fare lo sforzo della liberazione. Siete voi che dovete strappare dal campo umano questo odioso “manichino vestito di paura”, rompere questo “spaventapasseri” fabbricato per l'uomo e davanti al quale esso perde la testa.Questo giorno verrà se voi lo vorrete. E noi, allora, nel fondo delle nostre tombe, ci risveglieremo forse ascoltando gli uomini nuovi cantare questa “gioia, divina scintilla” che Alexandre Didier invoca sul secolare sconforto del mondo, come un benefico sole sulla notte degli abissi.
Madeleine Vernet 1930

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