Le città fantastiche (Fantastico)

Nella cultura latina il verbo "affabulare” corrisponde ad un significato preciso: avere la capacità di saper raccontare. In questo senso Francesco D'Agostino è un affabulatore. E Le città fantastiche, la sua raccolta di racconti su queste cattedrali urbanistiche dislocate in ambienti spazio-temporali irreali, riesce ad incantare il lettore attraverso una narrazione che utilizza al meglio il dono della parola scritta. Francesco D'Agostino riesce a districarsi benissimo nei difficili ed impervi territori del surreale e la sua narrazione, misterica e coinvolgente, cattura l'attenzione del lettore immediatamente. Realtà e sogno, in queste pagine si rincorrono, si negano, finiscono a volte col fondersi. Non c'è una terra di confine e così restiamo sospesi a Stige, la città dell'attesa, rimaniamo ammaliati dentro le mura di Almadir, la città del piacere, lasciamo che lo sbigottimento ci sovrasti a Èfema, la città dell'orrore.
L'autore in questo viaggio immaginario, parte dal pretesto iniziale di descrivere la fisicità del luogo.
Da lì si libra in territori altri, quelli dell'inconscio e rende queste città fantastiche perfette incarnazioni delle nostre follie, delle nostre manie, del nostro dramma di esseri umani.
Il viaggio che l'autore ci propone è un itinerario mentale, un trip bizzarro, inquietante e, a volte, mostruoso. Un viaggio in cui il lettore è libero di lasciarsi trasportare in questi scenari urbani dell'inconscio, in cui far scaturire fantasmi del passato, desideri mancanti e speranze represse.

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