Condannato senza possibilità d'appello.

Le concezioni primitive intorno all'anima sono concordi nel

considerare questa come indipendente nella sua esistenza dal
corpo. Dopo la morte, sia che l'anima seguiti a esistere per sé
senza alcun corpo o sia che entri di nuovo in un altro corpo di
uomo o d'animale o di pianta e perfino di una sostanza
inorganica, seguirà sempre il volere di Dio; cioè il volere
dell'Eterno di consentire alle anime, da lui generate e create, di
trascendere la vita materiale e innalzarsi ad un piano più alto
dell'esistenza, imparando, pian piano, a comprendere il divino
e tutto ciò che è ad esso riconducibile. Seguendo tale logica
della dottrina della metempsicosi un anima, condannata a
reincarnarsi altre tre volte sulla Terra nei successivi duecento
anni, poiché resasi responsabile di un triplice omicidio nel
mese di febbraio del 1893, dopo aver collezionato due
insuccessi nelle tre vite vissute in seguito alla Sentenza di
condanna, eviterà di regredire ad anima capace di reincarnarsi
solo nel regno animale e vegetale? E così, in un intrigante ed
avvincente corsa verso la redenzione eterna, l'anima
reincarnatasi nei corpi di Domenico Calandrei, pluriomicida, di
Turiddu Scarpinato, manovale ubriacone, di Paolo Governale,
carbonaro deceduto durante i moti rivoluzionari del 1820, e in
altri corpi, riuscirà, benché pesantemente penalizzata per i
delitti commessi, a trascendere la vita materiale e a
ricongiungersi con quel Dio Creatore dell'Universo tanto
agognato?

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