Il cantico del pesce persico

Il cantico del pesce persico narra vicende reali o immaginarie che ruotano intorno a Como frantumando i vincoli del tempo e le coordinate geografiche. Come un retablo, che anziché ornare l’altare di una chiesa magnifichi l’anima di una città, il racconto si sviluppa attraverso dieci scomparti scenografici. La voce strozzata è ambientato nei giorni della Roma imperiale e ci mostra un giovane intrepido che lascia le rive del Lario per avventurarsi nel deserto della Cirenaica alla ricerca del silfio, una preziosa pianta creduta estinta. Del falco del Baradello è protagonista il nobile Napo Torriani, condannato a marcire in una gabbia appesa al mastio di un castello dopo essere stato vinto in battaglia da Ottone Visconti, il nuovo signore di Milano. Nella profezia, Leonardo da Vinci, recatosi a Como insieme a Ludovico il Moro e la corte sforzesca, vive un’esperienza sovrannaturale. La peste del 1630, raccontata dal Manzoni, infuria nel quarto cavaliere, di cui è protagonista una lavandaia che viene salvata dall’amore. Quando Cesare onorò Alessandro testimonia gli ultimi giorni di vita di Alessandro Volta. Il presente e il passato s’intersecano nella sua mente febbricitante e la memoria degli onori che Napoleone Bonaparte gli rese a Parigi stemperano la sua agonia. Viva Garibaldi, viva l’Italia si sviluppa in una sola, gloriosa e tragica giornata: il 27 maggio 1859. Si combatte la battaglia di San Fermo e a narrare il trionfo di Garibaldi sugli austriaci è un giovane eroe ignorato dalla storia. Oltre a dare il titolo al retablo narrativo, il settimo episodio (Il cantico del pesce persico) oscilla fra il crudo realismo e l’afflato ora lirico ora mistico del lago. La Coppa Volta è un omaggio al gioco più bello del mondo e di come i piccoli possano sconfiggere i grandi quando il cuore fa la differenza. L’uomo che intratteneva i morti è il surreale e commovente racconto di un uomo comune che scopre di avere il dono di vedere gli spiriti dei defunti e farli divertire. Infine, Il tesoro di Giacobbe Levi esalta un giusto che va ostinatamente alla ricerca di un passato sepolto in una scatola di latta e che sfidando i fantasmi dell’olocausto lo trova, ritrovando anche se stesso.
Se queste storie hanno un merito, è quello di prendere il lettore per mano e accompagnarlo in un viaggio che si rivela familiare grazie a risonanze antiche ma ancora vivide. Essere nati o vivere sulle sponde del Lario non è la conditio sine qua non per farsi incantare da questi racconti “comaschi”, testimonianze di un mondo scomparso, retaggio dei giorni in cui i nonni blandivano la fantasia dei nipoti con l’affabulazione. L’universalità dei sentimenti è la cifra che distingue e insieme unisce i pannelli narrativi aldilà degli umori territoriali.

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