Le mirabolanti avventure del Doge di Premilcuore

Non si giudichi un libro dal genere e dal numero di pagine. Le mirabolanti avventure del Doge di Premilcuore del trentatreenne lughese Emanuele Francesconi è un lungo racconto che addensa parecchie questioni, puntando ambiziosamente molto in alto per tramite metaforico. Tecnicamente questo libro fantasy (genere al quale, per intenderci, potremmo ascrivere anche Calvino), è ambientato in un medioevo surreale all'interno dell'utopica, ma in realtà assai decadente, contrada di Premilcuore, abitata da soli artisti e allergica alla proprietà privata e alla monogamia. L'arrivo del cavaliere Istar, dotato di poteri decisamente fuori dal comune come pure il suo fedele gatto albino (in realtà un «Daimon», spirito guida temuto da tutti) e l'incontro coi reggenti di Premilcuore (il misterioso chierico nero, il subdolo primo ministro Putripesci e l'austero e caduco Doge) porterà in breve tempo alla distruzione della contrada e soprattutto all'emergere delle tensioni latenti della popolazione, nascoste sotto un velo di ipocrita adulazione per il Doge. Il cavaliere Istar, un po' santo e un po' castigatore, fa cadere in un baleno la supponenza intellettuale del Doge rivelando l'intima fragilità di un potere sorretto da un sistema di compromessi al ribasso. La lettura è assai scorrevole eppure ogni parola è soppesata e carica di significati, a partire dai nomi stessi, presi da diverse tradizioni mitologiche. L'abilità maggiore di Francesconi è quella di coniugare un lessico ampio e forbito, ai limiti del barocco nei passaggi più descrittivi, con una spiccata capacità di sintesi dei concetti e degli sviluppi narrativi. La struttura del racconto è quindi asciutta e veloce, i dialoghi sono pochi, pomposi nello stile ma essenziali nell'esposizione dei contenuti. Il racconto si rivela così un rompicapo di metafore da decifrare, e tradisce la sua ispirazione negli studi dell'autore, laureato in Psicologia con una tesi sul concetto di comico in Bergson. E' la stessa introduzione, che si apre sul giocattolo del «diavolo a molla», a rimandar edirettamente al filosofo francese, come pure la figura del Doge, burattinaio «meccanico» bloccato dalle sue stesse rigidità. Un libro che invita alla rilettura, qualità rara di questi tempi. (Federico Savini)

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