PASOLINI, GENNARIELLO E LA RIVOLUZIONE: Volume primo, Per cominciare

Con questo saggio voglio svelare, con consapevole presunzione, le chiavi interpretative del romanzo «Petrolio» di Pier Paolo Pasolini. Ovviamente posso farlo solo partendo dal suo «trattatello pedagogico», quello dedicato a «Gennariello», ideale ragazzo napoletano, e pubblicato in «Lettere luterane».


In questo primo capitolo, e anche in seguito, si affronta un argomento a lungo ignorato dalla cultura ufficiale. L’argomento riguarda la fondamentale e indispensabile relazione tra cultura «colta» e «popolare», e, nello specifico di questo primo capitolo, la relazione tra il filosofo e linguista Ludwig Wittgenstein e la Cultura Napoletana nel contesto dell'opera di Pier Paolo Pasolini.

Un’altra prerogativa del saggio, accompagnata con altrettanta presuntuosa consapevolezza, è quella di dimostrare che il romanzo «Petrolio» (ultimo romanzo postumo di Pasolini), considerato incompiuto, è, invece, un romanzo perfettamente finito, e non solo nella volontà del suo autore, ma soprattutto sotto il profilo letterario, e cioè sotto il profilo dell’unità formale del romanzo.

L’aspetto più velleitario del mio saggio è indubbiamente quello rivoluzionario, cioè quello di voler portare alla luce - da un punto di vista culturale e civile - la necessità di riscatto del «Sud del mondo», cominciando proprio lì dove Pasolini stesso fonda il suo romanzo Petrolio: a Napoli.

Ho voluto dare a questo saggio un carattere episodico - che non rinunci però ad una sua unità - ispirandomi a Petrolio, a Petronio (Satyricon), a Gennariello e, in ultimo, a «Live and opinion of Tristram Shandy gentlemen» di Laurence Sterne.
Pertanto questo libro mi impegnerà per alcuni decenni - almeno quattro spero - cioè per il resto della vita. Sempre, ovviamente, che la fonte della salute voglia essere generosa...

Buona lettura,
Francesco De Maio, 28/08/2015, London (UK)

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