Le verità nascoste di S. Michele

Una sera di un secolo fa, nell’inverno del 1881, all’osteria di Bastianón, le cose si erano messe male per i Gobi. Solo una decina d'anni prima Enrico Vittorio scorrazzava per il minuscolo paese di San Michele vestito da frate in miniatura e una decina d'anni dopo percorreva strade di città con il carro stipato di sacchi di farina, dopo averne combinata un'altra delle sue. Quella volta, nell'81, si finì in una colossale rissa con morto. È per questo che lassù in collina tutti ancora lo ricordano, Enrico Gobo, e per questo motivo gli sono grati di aver lasciato il paese, lui e tutta la famiglia. Forse è per questo che perfino oggi, nel 1982, la foto di quell'uomo tronfio ed elegante, dalle mani grandi e gli occhi chiari, può ancora far paura. Ma non può essere questo il motivo per cui i paesani temono chi ha la pelle color del bronzo e chi non va in chiesa.
No, questo no. La causa di simili timori è piuttosto quella chiusura o inerzia, quella diffidenza che il cuore di ognuno serba per chi sente diverso.
Brenda, don Marco, Paolo, Marika e gli altri protagonisti “moderni” del romanzo ne faranno esperienza sulla loro pelle. Perché la verità, quella che i più non conoscono, può venire dolorosamente a galla quando meno te lo aspetti. E poi comincia una nuova vita.

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