L'ultima volta che ho avuto sedici anni

Giovanni e la sua irrequieta adolescenza, le sue paure, le sue debolezze. Un ragazzo dal corpo troppo ingombrante per poter passare inosservato, vittima perfetta dei bulli della scuola. Il sadico equilibrio creatosi all’interno della piccola comunità si rompe quando Giovanni scompare nel nulla, improvvisamente.?È lui stesso a raccontare in presa diretta cosa succede in paese dopo la sua scomparsa, quali sono le reazioni di tutti, da una prospettiva obliqua e lucidissima, utile a restituire i comportamenti e gli umori della gente di fronte a un evento tristissimo e inspiegabile.?
L’ultima volta che ho avuto sedici anni racconta una storia purtroppo quotidiana, tanto feroce quanto possono esserlo i ragazzi. Ci racconta l’inconsapevolezza che a volte guida i più giovani nel mettere in pratica le violenze più ignobili e ottuse.


Mi chiamo Giovanni, ho quasi diciassette anni, porto occhiali con lenti spesse e ho superato da poco i centoventi chili.
Mi chiamano ciccione, maiale, lurido porco, malato, merendina, grassone, cicciobomba, panzone, trippone, barile, latrina, lardoso e in un milione di altri modi anche se il soprannome che usano più spesso è Palla di lardo, come il personaggio del film.
Quel giorno, il giorno che ho deciso di andarmene, non avevo capito che aprendo una porta la mia vita sarebbe cambiata per sempre.

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