Post Coitum

Per cento finestre cento volte ci facemmo d’amore guardando ogni volta da una nuova finestra nuovi cieli e nuovi orizzonti che non esistono più se non per noi che di tutto conserviamo una memoria onnisciente che si attacca e attira le cose con le persone e che un tempo io e te aveva unito nell’indissolubile simpatia delle congiunzioni che, nate, non muoiono e resistono eterne solo in apparenza fragili specialmente quando ci trovano come allora eravamo, finiti di un sesso facondo e trascendente, estraniati per conoscerci meglio visti da fuori e sempre, così, conquiste da fare e amanti imprevisti da spogliare con l’attesa perenne di un corpo nudo e ignoto.Quelle cento, mille finestre sono finestre fiorentine, e per questo affatto particolari. Una Firenze torrida e madida, viziosa e capace di guardare il mondo solo in tralice, ma anche inattaccabile nella consapevolezza della propria bellezza, dove le pietre storiche sono appoggi per il sesso o sagome da scorgere, trasfigurate, nell’ansito postcoitale o nell’ansia positiva del desiderio che si sa già in via d’esser soddisfatto – mentre i martiri nei quadri, va da sé, sono echi passati o futuri delle penetrazioni avvenute o a venire. La città che è a un tempo bomboniera e Babele di marmi e pietraforte, quella degli orologi solari di Egnazio Danti e dei Globi Tolemaici di Antonio Santucci, diventa qua, più che sfondo, cornice, veridico bordo inciso e ribattuto del tarocco o del codice, culla e stanza degli Amanti, elemento decorativo eternizzante, strumento di circoscrizione e assolutizzazione del gesto.dalla prefazione di Vanni Santoni

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