Morte di un perfetto bilingue

Un soldato di fortuna in una guerra qualunque si risveglia in un letto d’ospedale paralizzato, incapace di parlare e con severi problemi di amnesia. Tutto farebbe pensare a una ferita in battaglia, se non fosse per quell’atteggiamento ostile che gli riservano medici e infermiere. I suoi ultimi ricordi risalgono a un’epoca piuttosto recente: una sorta di Sarajevo post-bellica in cui avventurieri, miliziani e oscuri sicari della Mafia si mescolano alla popolazione comune che, nonostante i lunghi anni di combattimenti disastrosi, lotta per condurre una vita normale. Capitolo dopo capitolo, in prima persona, l’infermo ricostruisce le ragioni che l’hanno inchiodato a quel letto, lasciandogli della vita solo la facoltà del pensiero.
Ne emerge la storia di un “eroe negativo”, spinto per fame a commettere piccoli misfatti, per poi diventare predone e assassino. E tutto mentre il paese è in guerra contro il terrorismo. Un’impresa bellica in cui ogni intervento militare è diffuso via satellite in una sorta di reality show televisivo in prima serata sponsorizzato da multinazionali. Ma quale terribile misfatto potrà aver commesso il nostro protagonista per rendersi così odioso all’intero personale medico e paramedico? Di certo una qualche sua azione sarà stata trasmessa in presa diretta in TV… Una costruzione ben orchestrata, un linguaggio che “morde”, una trama in cui i personaggi appaiono in carne e ossa. Toni che da ironici si fanno angoscianti. Si ride, si inorridisce, ma soprattutto ci si sorprende per il mondo che Gunzig è riuscito a ricreare.

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