D'Annunzio

Gabriele d’Annunzio (1863-1938) è stato il poliedrico e discusso protagonista di piú di una stagione, e non solo letteraria, della vita italiana, di cui si è fatto attore e interprete, nelle varie tappe che segnano il volto della nuova nazione: le delusioni e gli scandali post-risorgimentali, la polemica antiparlamentare, l’espansione coloniale, la grande guerra e la “vittoria mutilata”, l’impresa di Fiume, la nascita e il consolidarsi del fascismo, fino all’asse Mussolini-Hitler, da lui fortemente deprecato. In queste pagine viene dispiegata un’analisi di ampio respiro che ricostruisce nel dettaglio la grande avventura letteraria ed esistenziale dell’“arcangelo”, specchio della nascita e del tormentato configurarsi della nostra identità nazionale. Dalla Pescara ottocentesca degli anni Sessanta, città di pescatori, il fanciullo selvaggio e ricciuto, passato per gli studi collegiali pratesi, si trasforma nel dandy alla conquista della Roma mondana, puntando, in folgorante anticipo sui tempi, su uno spregiudicato sistema pubblicitario che faccia tutt’uno di vita e arte, dell’autore e della sua opera, accomunati nel gusto della provocazione e dello scandalo. D’Annunzio compie cosí un’incredibile operazione letteraria di svecchiamento delle nostre lettere, lavorando sempre in contemporanea su prosa e poesia. Altra scena da calcare, complice la grande Eleonora Duse, sarà quella teatrale: con il d’Annunzio deputato, nasce simultaneamente un’esperienza drammaturgica che, in bilico fra poesia e oratoria, volta decisamente le spalle al teatro borghese. Il volume vuole dunque proporsi come un meditato approccio a tutto d’Annunzio, l’uomo e lo scrittore, le sue pose ma anche il suo inesausto sperimentalismo linguistico e prosodico, che lo hanno reso uno dei massimi interpreti della modernità.

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