Fenoglio

Beppe Fenoglio (1922-1963) ha ormai da tempo un posto di prima fila tra i classici del nostro Novecento. Tuttavia, nonostante l’attenzione critica e filologica che gli è stata riservata, il suo ritratto ha ancora bisogno di alcune essenziali messe a punto. È quel che si propone di fare in questo agile saggio Roberto Bigazzi, il quale intende non solo ripercorrere l’intera parabola esistenziale e artistica dello scrittore, ma soprattutto riportare in primo piano la grandiosa impresa narrativa della storia di Johnny. Dopo tante discussioni e edizioni, si continua a dimenticare l’assetto originario del capolavoro fenogliano, da cui sono nate le versioni in circolazione, Primavera di bellezza e Il partigiano Johnny, ambedue variamente scorciate rispetto all’originale, che appartiene però a una diversa idea di romanzo: lo dimostra la primigenia parte finale dell’opera, il cosiddetto UrPartigiano Johnny, sottratto da troppo tempo alla lettura e qui riproposto come chiave interpretativa. Ma è tutto l’universo narrativo di Fenoglio, caratterizzato da una incessante sperimentazione, ad essere ripercorso: dagli Appunti partigiani fino ai Penultimi, lo scrittore esplora secondo moduli innovativi il mondo provinciale in pace e in guerra, attingendo una dimensione realista complessa (spesso trascurata dalla critica), che permette di rilevare nelle vicende locali l’ethos di una nazione la cui identità si sta definendo nel confronto tra i valori della Resistenza e quelli di una spregiudicata modernità. Fenoglio si rivela in queste pagine autore profondamente attuale, perché riesce a scorgere nelle pieghe di un presente problematico l’utopia di un mondo diverso, secondo un percorso che nel nostro tempo travagliato sentiamo quanto mai vicino.

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