Sulla lingua italiana (annotato): edizione integrale arricchita da una biografia dettagliata e dal saggio "Dell'equivalenza manzoniana"

Edizione integrale arricchita da:



- biografia dettagliata

- saggio “Dell'equivalenza manzoniana”











SINOSSI



Alessandro Manzoni, celebrato autore de “I promessi sposi”, in età avanzata scrisse anche alcuni saggi sulla lingua e sulla letteratura.

La feconda esperienza di Alessandro Manzoni maturata nel suo soggiorno a Firenze “a risciacquare i panni in Arno” e il successo senza pari de “I promessi sposi” con cui introduceva una nuova lingua italiana, libera da latinismi e termini stranieri e dialettali, comprensibile dalla maggior parte degli strati sociali della popolazione di tutta la Penisola, consentiva all'Autore di poter legittimamente affrontare la questione, tra l’altro, con alcune lettere.

Una di queste fu quella del 1846 indirizzata a Giacinto Carena in occasione della pubblicazione della prima parte del Prontuario di vocaboli attinenti a parecchie arti, ad alcuni mestieri, a cose domestiche e altre di uso comune. Fatta l’Italia, occorreva fare l’italiano, e Giacinto Carena tentava col suo prontuario di fornire il termine nazionale in luogo di quelli dialettali. Tuttavia falliva nel suo intento e Alessandro Manzoni glielo rimproverava nella lettera intitolata “Sulla lingua italiana”.

La versione integrale qui presentata è arricchita dalla biografia dell’autore e dal saggio “Dell’equivalenza manzoniana”.













L’AUTORE



Alessandro Manzoni, inarrivabile autore de “I promessi sposi”, nacque a Milano nel 1785 da Don Pietro Manzoni e Giulia Beccaria, figlia di quel Cesare autore de “Dei delitti e delle pene”, sebbene si dicesse che in realtà fosse il frutto di una relazione adulterina della madre con Giovanni Verri, fratello cadetto di Alessandro e Pietro, noti esponenti dell'Illuminismo.

Dopo avere trascorso la sua gioventù presso alcuni collegi gestiti da religiosi nel milanese e in Svizzera, a trenta anni si riunì A Parigi con la madre appena rimasta sola a causa della morte del compagno Carlo Imbonati. Ivi conobbe e sposò con rito calvinista la prima moglie Enrichetta Blondel, figlia di un banchiere, da cui ebbe dieci figli. All’età di trentacinque anni si convertì al cattolicesimo di stampo giansenista. Da quel momento la sua vita e la sua produzione artistica mutarono radicalmente.

Dopo la morte di del padre Don Pietro Manzoni, si trasferì definitivamente a Milano con tutta la famiglia.

La sua vita fu ricca di gioie e affetti, ma anche di molti dolori (le due mogli e ben otto dei suoi figli gli premorirono).

Studioso e letterato, dedicò tutta la sua vita alla poesia, di cui di lascia opere immortali quali “Marzo 1821” e “Cinque maggio”, e alla stesura de “I promessi sposi”, il romanzo romantico e risorgimentale per antonomasia, capolavoro assoluto dell’Ottocento, a cui lavorò indefessamente per quasi trenta anni. “I promessi sposi”, opera rivoluzionaria che ebbe un successo di pubblico e di vendite senza pari che si protrae sino ai giorni nostri, procurò ad Alessandro Manzoni fama internazionale, ma nessun ritorno di natura economica.

Morì ottuagenario nel 1873, acclamato come patriota e padre della lingua italiana moderna.

In suo onore Giuseppe Verdi compose ed eseguì una “Messa da requiem”.

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