Lettera sul romanticismo a Cesare d'Azeglio (annotato): edizione integrale arricchita da una biografia dettagliata e dal saggio "Dell'equivalenza manzoniana"

Edizione integrale arricchita da:


- biografia dettagliata
- saggio “Dell'equivalenza manzoniana”




SINOSSI

Alessandro Manzoni, celebrato autore de “I promessi sposi”, con il suo romanzo realizzava l’opera definitiva del Romanticismo e del Risorgimento italiani.
Pur non avendo mai voluto scrivere su Il conciliatore, giornale del movimento Romantico, né entrare nella polemica con i classicisti, con la “Lettera sul romanticismo a Cesare D'Azeglio” egli intese redigerne il manifesto.
In primo luogo egli intendeva eliminare la mitologia, in quanto era sbagliato parlare del falso riconosciuto come si parlava del vero. La mitologia era fredda perché non richiamava cose vere, non creava nessun sentimento. Se nel passato era stata utilizzata, non necessariamente si doveva usare ancora. Lo studio dei classici era corretto, ma non era il tipo universale di invenzione poetica. Inoltre, per Alessandro Manzoni, la parte morale dei classici era falsa. Per il Romanticismo dichiarava che “la poesia o la letteratura in genere debba proporsi l’utile per iscopo, il vero per soggetto, e l’interessante per mezzo.”
La versione integrale qui presentata è arricchita dalla biografia dell’autore e dal saggio “Dell’equivalenza manzoniana”.




L’AUTORE

Alessandro Manzoni, inarrivabile autore de “I promessi sposi”, nacque a Milano nel 1785 da Don Pietro Manzoni e Giulia Beccaria, figlia di quel Cesare autore de “Dei delitti e delle pene”, sebbene si dicesse che in realtà fosse il frutto di una relazione adulterina della madre con Giovanni Verri, fratello cadetto di Alessandro e Pietro, noti esponenti dell'Illuminismo.
Dopo avere trascorso la sua gioventù presso alcuni collegi gestiti da religiosi nel milanese e in Svizzera, a trenta anni si riunì A Parigi con la madre appena rimasta sola a causa della morte del compagno Carlo Imbonati. Ivi conobbe e sposò con rito calvinista la prima moglie Enrichetta Blondel, figlia di un banchiere, da cui ebbe dieci figli. All’età di trentacinque anni si convertì al cattolicesimo di stampo giansenista. Da quel momento la sua vita e la sua produzione artistica mutarono radicalmente.
Dopo la morte di del padre Don Pietro Manzoni, si trasferì definitivamente a Milano con tutta la famiglia.
La sua vita fu ricca di gioie e affetti, ma anche di molti dolori (le due mogli e ben otto dei suoi figli gli premorirono).
Studioso e letterato, dedicò tutta la sua vita alla poesia, di cui di lascia opere immortali quali “Marzo 1821” e “Cinque maggio”, e alla stesura de “I promessi sposi”, il romanzo romantico e risorgimentale per antonomasia, capolavoro assoluto dell’Ottocento, a cui lavorò indefessamente per quasi trenta anni. “I promessi sposi”, opera rivoluzionaria che ebbe un successo di pubblico e di vendite senza pari che si protrae sino ai giorni nostri, procurò ad Alessandro Manzoni fama internazionale, ma nessun ritorno di natura economica.
Morì ottuagenario nel 1873, acclamato come patriota e padre della lingua italiana moderna.
In suo onore Giuseppe Verdi compose ed eseguì una “Messa da requiem”.

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