Il cinque maggio (annotato): edizione integrale arricchita da una biografia dettagliata e dal saggio "Dell'equivalenza manzoniana"

Edizione integrale arricchita da:



- biografia dettagliata

- saggio “Dell'equivalenza manzoniana”









SINOSSI



Alessandro Manzoni, celebrato autore de “I promessi sposi”, non fu solo romanziere, ma anche poeta. Uno dei componimenti di maggior importanza e capolavoro assoluto fu “Il cinque maggio”.

Ode composta da diciotto strofe di sei settenari ciascuna, fu dedicata alla morte in esilio di Napoleone Bonaparte. Era seduto sulla panchina della sua villa di Brusuglio quando lo raggiunse la notizia della scomparsa del condottiero francese, avvenuta peraltro un paio di mesi prima. Scrisse l’Ode di getto, senza fermarsi, costringendo la moglie a suonare il pianoforte ininterrottamente per due giorni e due notti affinché lo tenesse sveglio.

Il concetto dell’opera era religioso e, nel contempo, umano. L’agìto umano del condottiero francese non era frutto della sua volontà, bensì parte di un Grande Disegno Divino il cui vero scopo all’uomo era ignoto. “Fu vera grandezza?” si chiede il Poeta. Altresì profondo era il sentimento umano di commozione destato della scomparsa di un cotal grande personaggio. Alessandro Manzoni paragonava la grande gloria terrena trascorsa da Napoleone con la sua fine infelice, lontana e in esilio. La sintesi tra pensiero cristiano e pensiero mondano si ritrovava nella considerazione che tutti gli uomini sono uguali di fronte alla morte.

“Il cinque maggio”, particolarmente ispirato, fu l’opera che diede la notorietà ad Alessandro Manzoni.

La versione integrale qui presentata è arricchita dalla biografia dell’autore e dal saggio “Dell’equivalenza manzoniana”.

















L’AUTORE



Alessandro Manzoni, inarrivabile autore de “I promessi sposi”, nacque a Milano nel 1785 da Don Pietro Manzoni e Giulia Beccaria, figlia di quel Cesare autore de “Dei delitti e delle pene”, sebbene si dicesse che in realtà fosse il frutto di una relazione adulterina della madre con Giovanni Verri, fratello cadetto di Alessandro e Pietro, noti esponenti dell'Illuminismo.

Dopo avere trascorso la sua gioventù presso alcuni collegi gestiti da religiosi nel milanese e in Svizzera, a trenta anni si riunì A Parigi con la madre appena rimasta sola a causa della morte del compagno Carlo Imbonati. Ivi conobbe e sposò con rito calvinista la prima moglie Enrichetta Blondel, figlia di un banchiere, da cui ebbe dieci figli. All’età di trentacinque anni si convertì al cattolicesimo di stampo giansenista. Da quel momento la sua vita e la sua produzione artistica mutarono radicalmente.

Dopo la morte di del padre Don Pietro Manzoni, si trasferì definitivamente a Milano con tutta la famiglia.

La sua vita fu ricca di gioie e affetti, ma anche di molti dolori (le due mogli e ben otto dei suoi figli gli premorirono).

Studioso e letterato, dedicò tutta la sua vita alla poesia, di cui di lascia opere immortali quali “Marzo 1821” e “Cinque maggio”, e alla stesura de “I promessi sposi”, il romanzo romantico e risorgimentale per antonomasia, capolavoro assoluto dell’Ottocento, a cui lavorò indefessamente per quasi trenta anni. “I promessi sposi”, opera rivoluzionaria che ebbe un successo di pubblico e di vendite senza pari che si protrae sino ai giorni nostri, procurò ad Alessandro Manzoni fama internazionale, ma nessun ritorno di natura economica.

Morì ottuagenario nel 1873, acclamato come patriota e padre della lingua italiana moderna.

In suo onore Giuseppe Verdi compose ed eseguì una “Messa da requiem”.

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