Se tornasse Natale

Bruno, un bambino che vive a Palermo nei dintorni del mercato di Ballarò, una mattina aspetta in macchina il padre, Natale Lo Bianco, andato alla Vucciria per comprare la torta per il suo compleanno. Il piccolo, quel giorno, compie otto anni e la sua famiglia ha organizzato una festa. Ma l’attesa diventerà lunga, lunghissima, e alla fine Natale – gommista e ladruncolo d’auto incurante delle regole della mafia – non tornerà più indietro.
Da quel momento in poi a Bruno toccherà fare i conti con una cosa che non conosce e non ha mai sentito nominare prima: la scomparsa per lupara bianca. Alla sua età, «scomparire» ha il senso infantile eppure inquietante di una magia.
E sarà proprio grazie a una bacchetta magica, regalo di compleanno trovato nella scatola di giochi del mago Silvan, che il bambino proverà a far ritornare suo padre, e a rimettere a posto le cose in una famiglia che ha scelto di sopravvivere dimenticando quella tragedia, nascondendola dietro un muro di omertà e illusione.

«Cinque minuti. Contali che finiscono.»
Ma Bruno di minuti ne avrà contati ormai almeno settanta moltiplicati per sette, e controllato a ogni conteggio, con un guizzo dello sguardo, chi stesse andando o venendo dalla scala. Ed erano sempre persone e facce che non avevano niente di familiare. Non erano mai lui. Non suo padre. Non ancora.

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