Fantasie de li nervi: 54 racconti

Le 54 fantasie contenute nella raccolta, alimentate da una poco sotterranea vena di umorismo teneramente nero, costituiscono un complesso di narrazioni per la maggior parte interdipendenti, causa il diffuso riaffiorare, sotto varie forme, di piccole ossessioni che, con il loro accumularsi, dichiarano un gioco fatto di echi, personaggi, oggetti, iterazioni e scatti iperbolici in cerca di unitarietà rispetto al generale stato di paradosso che le ha prodotte.

Curiosamente imputati a un narratore di comodo, altre volte a un “noi” tutto coda di paglia e senza pretese di maestà, i racconti (spesso chiamati “documenti”, in un caso “reportage” oppure anche niente, più per esigenze di variazione che per cattiveria) sembrerebbero contenuti in un’esile cornice catastrofica: non contando il breve ma imprescindibile preambolo, si parte dalla descrizione di un sottovalutato evento apocalittico per arrivare a una conclusione non meno preoccupante: la diffusione di un virus fatale, quello degli ecc. ecc. ecc., nei quali si sospetta essersi rifugiata la storia (con “s” incerta; ecco un’ossessione), dopo aver a sua volta già abdicato a una straordinaria varietà di estri minori e di “ribelli alle lezioni di modestia”.
L’impressione, in questa chiusura, è di essere tornati al punto di partenza. Il che, per un verso, è un bene: il lettore volenteroso (nel frattempo viziato a venire in soccorso della narrazione, come nella sezione “Finalini”) potrebbe essere tentato di isolare le porzioni che sfuggono alla presunta architettura descritta. E non si nega che non ve ne siano di autonome; ma si tratta pur sempre di “fantasie de li nervi”, e chissà se contagiose.
Precisando che le rimanenti sezioni sono intitolate “Avete voluto i mostri?”, “Being Passerella”, “Cervelli in fuga da se stessi”, “Quell’idiota di Dostoevskij”, con il congedo minimo di “E ancora una cosa”, ecco alcune sommarie anticipazioni dei 54: un conflitto mondiale (naturalmente, dal punto di vista dello storico, sarebbe già il terzo) scatenato dalla pessima abitudine dei Tutti di esclamare incessantemente “chapeau!”; che cos’è un adalgiso-scrittore; quando e in presenza di quali stilemi il linguaggio umano possa definirsi propriamente “osceno”; le api vaticane geneticamente modificate come strumento di morte; riflessioni circa l’influenza delle lobby degli accendini; in che modo un uomo e una donna di Stato possano affrontare le catastrofi con un sorriso; che cosa si può vantaggiosamente fare con e per un pugno di 80 euro; la prova che il paradosso del nonno fa un baffo a quello del maggiordomo; l’agognato incontro con il marito della casalinga di Voghera; la ragazza con la porta accanto; un immodesto progetto: capirsi meglio con i sack-book; come il “Libro dei Mutamenti” (“I Ching”) possa generare mutanti; il vampiro dimezzato; la minoranza del pd per aforismi; le nostre ansie in quanto frutto di un preciso complotto; che cos’è il cavo ombelicale. Ecc. ecc. ecc. (ma stavolta è proprio la fine: non c’è circolo che tenga).

Ebook con illustrazioni di Stefano Baratti.

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