Hotel du Lac

Edith Hope è una scrittrice di narrativa romantica che ha sempre cercato di preservare la sua personalità schiva e, a un tempo, fiduciosa. Possiede una casa, paga le tasse, consegna i suoi dattiloscritti molto prima della scadenza, non si vanta del suo rango. È, insomma, una donna seria e con una certa esperienza, e tanti suoi amici, soprattutto quelli che rilevano la sua straordinaria rassomiglianza fisica con Virginia Woolf, lo sanno.
Eppure Edith non ha potuto evitare il malaugurato evento che l’ha condotta a un temporaneo esilio nelle stanze dell’Hotel du Lac, il dignitoso albergo svizzero dove benestanti e discreti e rispettati clienti si rifugiano credendo di vivere un’altra e più nobile epoca del turismo. A un passo dall’altare dove Geoffrey Long, un uomo cortese e altrettanto assennato, l’aspettava per metterle al dito l’anello che le avrebbe offerto un’appagante vita coniugale e lussi che lei, non più tanto giovane, non avrebbe mai potuto pensare di concedersi, Edith è scappata. Un gesto da ragazzina sconsiderata per Penelope e la sua cerchia di amici più intimi. Un gesto inevitabile per lei.
Autrice di ardenti storie d’amore e amante clandestina di David, un uomo sposato, Edith sa che struggersi per qualche straordinaria prova d’amore, per una grande passione, per un amore al quale si può volentieri sacrificare tutto, è qualcosa che lascia dolorosamente soli e incapaci di prendere altre vie.
La fuga da Londra e il soggiorno nell’austero albergo sul lago in mezzo a malinconici cipressi non sono, tuttavia, soltanto una meritata punizione. Sono anche un’occasione per riprendersi la propria libertà e riassaporare il gusto di osservare il prossimo con occhio da scrittrice. Nel vetusto albergo non mancano, infatti, personaggi interessanti: innanzi tutto, la signora Pusey e la figlia Jennifer, donne che offrono l’opportunità di sperimentare con piacere il contatto con una specie aliena, perché nel loro felice desiderio di conquistarsi la simpatia di tutti Edith percepisce un’avidità, una grossolanità, un ardore a lei del tutto ignoti; poi il signor Neville, un uomo garbato, elegante col suo panama e la giacca di lino, e un volto settecentesco, fine, discreto, con labbra ben modellate e una sfumatura azzurrina di barba appena visibile sotto la pelle dal colorito sano. Un uomo probabilmente spietato, e per questo… appropriato.
Romanzo col quale Anita Brookner vinse il Booker Prize nel 1984, Hotel du Lac presenta con Edith Hope uno dei personaggi più riusciti e indimenticabili della narrativa contemporanea, un’eroina degna della penna di Henry James o di Jane Austen.

«Un’affascinante storia d’amore, ricca di romanticismo, ma anche di umorismo e di arguzia, commovente e scritta con rara intelligenza».
The Times

«Un classico. Un libro che sarà letto e apprezzato anche fra cent’anni».
The Spectator

«Anita Brookner è una delle grandi scrittrici della narrativa contemporanea».
Literary Review

«Hotel du Lac è un romanzo dallo stile impeccabile e dalla storia che arriva dritta al cuore».
The Observer

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