Lasciando casa

Londra, fine anni Settanta. A ventisei anni, Emma Roberts è una giovane donna che vive un fragile equilibrio tra la sofferenza e il piacere che la solitudine le procura. Tratta la vita proprio come il giardino oggetto dei suoi studi: taglia, cura, accorcia le sue emozioni e i desideri per realizzare il proprio ideale, un’esistenza caratterizzata dal decoro e dalla moderazione. Aspira, come dice lei stessa, a condurre i suoi giorni «secondo l’ideale classico fatto di ordine, controllo e autonomia».
Sa, tuttavia, anche che, se vuole pienamente realizzare le sue aspirazioni, deve in qualche modo sciogliere il cordone ombelicale che la lega alla madre. Quell’amore così intenso, e così esclusivo da mutarsi in angoscia, per una donna che è sopravvissuta alla vedovanza considerandola un ritorno al suo stato naturale, e che trascorre il suo tempo a leggere e a pensare, deve essere per un po’ messo da parte per cercare sicurezza altrove, nel duro confronto con il mondo.
Emma parte perciò per Parigi, con l’intenzione di riprendere nella capitale francese gli studi di progettazione del giardino. A Parigi, stringe una fragile amicizia con Françoise Desnoyers, una giovane bibliotecaria animata da un’energia tale da rendere la sua sola presenza pericolosa per il resto del mondo. Françoise, il cui viso s’illumina sovente di sincero divertimento, le lascia intravedere un modo di vita turbolento, ben diverso dal suo e spinge Emma a una disputa con sua madre sul futuro della loro tenuta di campagna e sull’insana prospettiva di convolare a nozze con un vicino facoltoso.
Quando le giunge la notizia della morte della madre, Emma, però, si precipita a Londra, dove si imbatte in Philip Hudson, un medico taciturno quanto lei, una sorta di padre gentile e orgoglioso che la malinconia non ha, per fortuna, reso asociale.
Può, tuttavia, anche questo incontro trasformarsi in qualcosa di diverso da un’occasione perduta, svuotata d’energia dalla circospezione e dalla timidezza, dalla prudenza e dalla passività che rendono Emma Roberts una giovane donna irrimediabilmente sola?

«Un romanzo magnifico, profondo ed elegante».
New York Times Book Review

«In Inghilterra, per dire del senso di solitudine e di desiderio infinito infuso nei suoi romanzi, hanno coniato l’espressione “Brookner experience”: un viaggio interiore nell’isolamento, nella perdita delle emozioni, nella difficoltà di misurarsi con la società».
Nicola Manuppelli, D - la Repubblica delle donne

«Anita Brookner è una delle grandi scrittrici della narrativa contemporanea».
Literary Review

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"Lasciando casa" di Anita BrooknerTiServeUnLibro.blogspot.it

Un romanzo impregnato di solitudine, dubbi, illusioni, tristezza, una scrittura elegante che ci riporta indietro nel tempo, ai classici e alle loro tormentate protagoniste. Continua…

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