Guardatemi

Frances Hinton lavora nella biblioteca di un istituto di scienze mediche. Ne cura l’archivio fotografico, una bizzarra enciclopedia illustrata di ogni sorta di malattia, insieme con l’amica Olivia. Un lavoro di routine, che Frances svolge con lo stesso spartano rigore con cui affronta il resto della vita.
Non rappresenta una bellezza fuori dell’ordinario, Frances, ma non manca certo di aspetto gradevole. La gente dice che è attraente, e la definizione la deprime un po’ perché è come sentirsi chiamare brillanti, cosa che, com’è noto, non significa niente.
A dire il vero, ogni tanto Frances deve lottare per tenere lontano da sé un certo sconforto. In alcuni momenti, vorrebbe essere diversa da come è, diventare irresistibilmente bella, pigra e viziata, una di quelle persone, insomma, che, come James Anstey e Nick e Alix Fraser, i ricercatori che frequentano l’istituto, si distinguono per garbo, disinvoltura, avvenenza e buone conoscenze, qualità che assicurano immancabilmente il successo.
Olivia è innamorata di Nick Fraser, biondo, atletico, mondano e sposato con l’altrettanto avvenente Alix. Frances non arriva a questo, ma al cospetto di Nick e Olivia Fraser e di James Anstey non può fare a meno di avere un’istintiva reazione di ammirazione, di indulgenza, se non addirittura di devozione, sino al punto da cercare di compiacerli, di attrarne l’attenzione. «Guardatemi» vorrebbe dire. «Guardatemi»…
Degna del confronto con le eroine di Jane Austen, Frances Hinton è una delle piú riuscite figure femminili della narrativa inglese contemporanea, sorta dalla formidabile penna di Anita Brookner, maestra nell’evocare atmosfere di attesa e solitudine, nel delineare personaggi formati e nello stesso tempo impacciati da un’educazione impeccabile, la cui vita concede, non senza feroce ironia, solo il privilegio di un precoce disinganno.
Guardatemi è lo straordinario racconto di una donna che, nell’istante in cui decide di abbandonare la sua riservatezza e aprirsi al mondo, va incontro alla piú brutale delle umiliazioni.

«Un romanzo sulla solitudine nella grande città, il cui odore acre sembra letteralmente esalare dalle pagine, tanto che a volte si è perfino tentati di chiudere il libro per non rimanerne intossicati».
Isabella Bossi Fedrigotti, il Corriere della Sera

«Grazie a una studiatissima elementare semplicità di scrittura Anita Brookner riesce qui a tenere in equilibrio l'osservazione dei riti borghesi e uno sguardo penetrante, lucido e impietoso sulla solitudine femminile».
Benedetta Bini, il Sole 24 Ore

«Con tragicità e ironia la scrittrice mette in scena una eroina disarmante nella sua sincerità».
Stefania Consonni, il Manifesto

«Un magnifico romanzo sulla solitudine».
Natalia Aspesi, il Venerdì

«In Inghilterra per dire del senso di solitudine e di desiderio infinito infuso nei suoi romanzi, hanno coniato l'espressione "Brookner experience": un viaggio interiore nell'isolamento, nella perdita delle emozioni, nella difficoltà di misurarsi con la società».
Nicola Manuppelli, - D, la Repubblica delle donne

«Il grido di dolore di una giovane donna, messa a nudo dall'autrice Anita Brookner nel suo bisogno di sentimenti e calore umano. Un capolavoro di ventenni fa, tradotto oggi per la prima volta in italiano».
Natalia Aspesi, Elle

«Una scrittura precisa, tagliente come un bisturi, seziona la vita della protagonista Frances. [...] un libro agile eppure difficile, nella sua lucida chiarezza, perché non è mai facile immergersi nel dolore, fosse anche di un personaggio inventato, quando sembra vero».
Elisa Chiari, Famiglia Cristiana

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