Scrivere tanto per scrivere

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Scrivere tanto per scrivere
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25 giugno 2015
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"Scrivere tanto per scrivere" è il libro che racconta l'avventura artistica del Relativismo Percettivo. Sperimentare il relativismo nella musica, nella pittura e nella poesia significa elaborare delle rappresentazioni artisticamente embricate in modo da evocare, una situazione o un accadimento di straordinario impatto emozionale. Il Relativismo Percettivo si ispira alle teorie neuropercettive della Gestalt per cui l'opera relativista può avere diverse interpretazioni e visioni. L'osservatore dovrà abituarsi a percepire immagini che si snodano in un racconto visuale denso di suggestioni e significati reconditi. L' accostamento e la compenetrazione delle forme e dei colori moltiplica i piani di sviluppo dell'opera e consente all'artista di cimentarsi in un esercizio creativo e narrativo che va al di là della semplice percezione.

Incipit - Che scrivere tanto per scrivere sia una attività senza alcuno scopo è logico pensarlo; eppure credo che un vero scrittore qualche volta senta il bisogno di farlo. In effetti poi, provando a farlo, ci si rende conto che lo scrivere aiuta a vivere. Almeno di questo mi sono reso conto quando, la scrittura, mi ha assorbito abbastanza, da farmi evadere dalla condizione di materialità in cui, come tutti, sono immerso. Che scriva di me cose reali o fantastiche il lettore non se ne renderà conto perchè, la mia realtà coincide, non tanto colla mia vita materiale, ma con il mio pensiero, cioè cartesianamente parlando “cogito ergo sum” e , così tutto quello che mi emoziona, anche se non è tangibile, assume un senso nella mia vita e, comunque, mi piace scrivere quello che mi accade.  Mi piace, soprattutto, se posso condividerlo, ma mi piace anche scrivere tanto per scrivere, ad esempio, scrivere di alcune persone, non come tali, ma per il senso che per me hanno avuto. E così, anche se non leggono, posso immaginarmi che lo facciano e che, non sappia alcuno, che sto con tutta certezza, citando la sua persona ma, ipotizzerò che,  ne avrà solo, in qualche modo, il sospetto. Anche perchè non tutti i soggetti del mio scrivere saranno reali, non lo saranno nel senso della consistenza materiale, perchè non tutti si possono toccare con mano e, non solo perchè sono conoscenze virtuali, ma perchè, alcune, io credo, in cuor mio, che non esistano affatto.  Sono intimamente, convinto, infatti, che non esistono come si sono manifestate a me e, con ogni probabilità, sono solo il frutto di un illusionismo che, il web è tanto solito proporre a chi lo frequenta. Ebbene lei per me era bellissima, anche se, dopo averla conosciuta, era chiaro che aveva delle imperfezioni fisiche; tuttavia, io non potevo fare a meno di lei, perchè era comunque più suggestiva l’idea che di lei mi era rimasta, come un imprinting, che il suo essere fisico. Mi ero perciò reso conto che, avevo bisogno della sua presenza, accanto a me, durante la giornata e della sua presenza, così viva, anche nei sogni.  Comunque sia quella che mi si prospettava era una brutta giornata. Non volevo pensarci, ma c’era tutta una serie di impegni e di adempimenti che potevano essere fonte di tensione e, con la fortuna che mi ritrovo, si sarebbero senz’altro rivelati tali. Poi, naturalmente, c’erano le incognite che, nel mio lavoro, sono sempre in agguato. Quindi non mi facevo nessuna illusione, l’unico modo di affrontare la giornata che mi sembrava possibile era quello di far finta di nulla. Come vorrei riuscire a estraniarmi da questa realtà e vederla dal di fuori. Ma l’esserci dentro è inevitabile.

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