L'età bella (Robin&sons)

“L’età bella” non è solo una storia familiare avvincente, ma anche e soprattutto il recupero dei sentimenti dell’infanzia e dell’adolescenza.
La prospettiva dell’autore, nel racconto, infatti, è, citando le parole della Prefazione di Nerina Garofalo, «quella del bambino che sa guardare e trovare e capire, e che si vede crescere mentre le vite degli altri si compiono e si avvicinano o si allontanano, a volte incomprensibilmente, dalla sua.
Il ritmo quasi rotto dei paragrafi e dei periodi, riflette il modo intimo, in alcuni punti quasi paradossale, di guardare il mondo dagli anni dell’infanzia e dell’adolescenza. Come un ragazzino che si mette appeso, a testa in giù, al muretto certo dei pochi anni, e da quella precisa e libera e affettuosissima e disincantata ottica di sguardo, cominci a dire a sé di sé dal perimetro altalenante
dei legami familiari».
Questa è: «una storia familiare che arriva viva e limpida e senza asprezze, persino nel dolore, fino a noi. Un’occasione di formazione allo sguardo, di convivenza sentimentale con le infanzie e le storie ancora vive in ciascuno di noi, lettori e lettrici che si incantano su una bella età che non si perde».
Dietro le storie dei numerosi personaggi presenti nel testo, inoltre, emergono il contesto sociale e, soprattutto, l’epoca in cui è ambientato il romanzo: il Novecento, presente e descritto in tutte le sue sfumature.

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