Il principe

Da cinquecento anni il Principe funziona come una sorta di specchio nel quale non cessa di riflettersi la coscienza occidentale, proiettando sulle parole di Machiavelli ansie, ossessioni, speranze, paure. Politica e morale, mezzi e fini, il partito come moderno principe, l’emergere dello Stato, la politica come tecnica, i fantasmi del totalitarismo… In quanto presunto fondatore della modernità politica, Machiavelli entra obbligatoriamente in qualsiasi discorso filosofico sulla vita associata. Eppure, questo successo ha avuto un prezzo considerevole. Chiosato, interpretato, adattato e spesso anche violentato, il Principe ha troppo spesso finito per smarrire la propria fisionomia e assumere quella dei suoi ammiratori o detrattori. Questa edizione del cinquecentennale nasce precisamente dall’auspicio di favorire una nuova intimità con un grande classico più citato che letto, anzitutto giovandosi di una versione in italiano moderno appositamente realizzata da Carmine Donzelli. La traduzione accompagna, a fronte, il testo originale del Principe, mantenendo le idiosincrasie, il procedere spezzato, le peculiarità e – diciamolo pure – la bellezza della prosa machiavelliana, ma al tempo stesso scioglie gli inevitabili ostacoli linguistici e permette di avvicinarsi al testo senza le consuete difficoltà della prima lettura. Alla traduzione di Donzelli si aggiunge un vasto commento e un’altrettanto ricca introduzione di Gabriele Pedullà. Oltre a una nuova ricognizione sistematica degli autori classici e soprattutto umanistici utilizzati nel Principe (con decine e decine di scoperte che mutano, spesso in maniera decisiva, l’interpretazione), l’annotazione di Pedullà concede ampio spazio alle pratiche sociali e alle credenze diffuse indispensabili per comprendere il discorso machiavelliano: la giurisprudenza e la medicina, la teoria degli umori e l’astrologia, il sistema del mecenatismo, le convenzioni dei generi letterari, il principio di imitazione, le tecniche belliche, l’origine rinascimentale del debito pubblico, le ansie di rinnovamento religioso… Il lavoro di Donzelli e Pedullà si presenta dunque come un originale esercizio di filologia politica, che libera finalmente il testo del Principe dalle incrostazioni depositatesi nel corso di mezzo millennio con l’obiettivo di offrire ai lettori, al tempo stesso, un classico sottratto alle ipoteche ideologiche degli ultimi duecento anni e un’opera «fresca»: da leggere senza i pregiudizi che accompagnano quasi inevitabilmente il nome di Machiavelli. Affinché sul Principe possano proiettarsi le passioni del XXI secolo e non – come ancora oggi succede troppo spesso – quelle del XIX o del XX.

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