Prostitute, prostituti, prostitutti

Non è un libro di denuncia. E' un libro di condanna. Una grande tragedia greca in versione veneta. Un racconto violento che non vuole essere una vendetta personale, non vuole puntare il dito contro una persona, una famiglia o una città. In fondo sono tutti quanti solo vittime. Ognuno messo in determinate condizioni può diventare il cattivo di questa storia. E' il sistema profondamente contorto e onnipresente che è malvagio, non le persone che plasma tutti i giorni a sua immagine.

All'inizio di questa storia c'era solo un semplice ragazzo anni ottanta con la sua chitarra in cerca di guai e di fortuna in giro per il mondo. Ma c'era anche un padre edipico, che invece voleva sempre di più. Voleva tutto.

C'era una famiglia borghese con il fare da Rothshild del Triveneto, una zia anziana tormentata per l’eredità nel silenzio più assoluto dell’ intera comunità, un suicidio per disperazione, un dottore la cui frustrazione è degenerata in seri problemi psicologici di puro stile Jekyll e Hyde, ma con i carabinieri e la legge alla mano, e soprattutto una Città dove si dà la precedenza al piatto di pastasciutta per il turista tedesco invece che alla vita e al futuro dei propri figli.

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