Il pozzo assassino di Villa Petrosa (Storia)

Il 25 giugno 1965 è una data che gli abitanti di Villa Petrosa, contrada dell’entroterra marsalese, non dimenticheranno. Il giorno in cui persero la vita nove persone, inghiottite da un pozzo profondissimo.
Tra queste Filippo Angileri, calatosi nelle viscere della terra per provare a salvare chi, prima di lui, era già sceso, tentando di dare il suo contributo. Una drammatica catena umana che, a distanza di 50 anni, resta un’indelebile ferita nell’animo di chi ne è stato testimone. L’autore, utilizzando un abile artificio letterario, immagina che Filippo sia sopravvissuto alla sciagura e con lui instaura un toccante dialogo, analizzando i momenti di quella giornata e, in un vertiginoso andirivieni temporale, scandaglia la storia italiana fino ad oggi. Ne fuoriesce un lucido ritratto di mezzo secolo d’Italia in cui dinamiche politiche, intrecci fra criminalità e stanze del potere, pochi slanci culturali e troppe sciagure si rincorrono senza continuità.
Un viaggio nella memoria, sospeso fra disillusione e amarezza. Un viaggio nella nostalgia, quel ponte fra un passato perduto e un futuro ignoto, nel quale si spera che qualcosa potrà accadere, pur sapendo che difficilmente avverrà.

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