Per una teoria freudiana della letteratura (Piccola biblioteca Einaudi Vol. 478)

Se esiste una preferenza della grande letteratura per contenuti proibiti o respinti dall'ordine costituito, quante e quali forme essa può assumere? Tale la domanda a cui offre un insieme di risposte il fortunato saggio, più volte ristampato in quasi trent'anni, che dà il titolo a questo volume. Fondando però nel momento formale la parentela tra il linguaggio della letteratura e quello dell'inconscio, cercando una conferma non negli scritti di Freud sulla letteratura e l'arte ma nel suo unico libro sistematico dedicato a un linguaggio comunicativo, quello del motto di spirito, l'autore critica a fondo le tradizionali applicazioni psicologiche, biografiche o simboliche della psicanalisi agli studi letterari. Afferma invece - puntando in una direzione ancor oggi poco esplorata - la fecondità della lezione semiologica, retorica e paradossalmente logica ricavabile da Freud. Da qui i richiami ai continuatori di lui in questo senso come Lacan e soprattutto Matte Blanco, il ricorso alla linguistica strutturale, la reintegrazione di tutta l'eredità storico-letteraria. Dei quattro scritti che proseguono il discorso, il più lungo vale quasi da strumento di consultazione: sintetizza uno spoglio metodico dell'intera opera di Freud dal punto di vista dello studioso di letteratura. L'ultimo, che arricchisce la nuova edizione, fa il bilancio di un'esperienza interpretativa trentennale mettendone allo scoperto il laboratorio. Ma il principale rinvio quanto alla prassi analitica, è ai due libri (già ripubblicati nella stessa collana) che compongono un ciclo insieme a questo: lo precede Due lettere freudiane: Fedra e il Misantropo; lo segue Illuminismo, barocco e retorica freudiana.

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