LA DIGRESSIONE COMICA NEL TRISTRAM SHANDY

La digressione (dal lat. digredior) consiste etimologicamente in un allontanamento fisico dal percorso stabilito e, metaforicamente, dall'argomento. In Sterne, soprattutto nel suo capolavoro (databile a partire dal 1760) "La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo" si attua una forma di digressione non più asservita alla logica del racconto, ma che del racconto si serve come ‘pretesto’ per funzionare essa stessa da testo principale, da cursus e non più da excursus. Ciò è dovuto principalmente alla volontà esplicita dell'autore di parodizzare la tradizione del romanzo settecentesco inglese, quello, per intenderci, di Defoe, Smollett, Fielding, Richardson, già in via di codificazione. Significativo è l'originale proposito del narratore, Tristram Shandy, di narrare finalmente “tutto ciò che passa per la mente umana”. La digressione assume in quest'opera toni comici originali; è come un naso che, ficcandosi dappertutto inaspettatamente, e con comica pertinenza rispetto al discorso portante, dissemina il germe di nuovi racconti o discorsi marginali. La digressione sterniana trasforma il corpo lineare e piatto del romanzo settecentesco inglese, e del romanzo in genere, in un corpo narrativo grottesco.

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