Il sorriso dell'orco

È l’estate del 1963 a Kehlstein, un piccolo borgo tedesco che coi suoi chalet di legno, le sue case gialle, verdi e rosa, le sue chiese barocche rallegra una valle cinta da monti e boschi. Paul Marleau, sedici anni, francese, vi è appena giunto per perfezionare il tedesco studiato al liceo. È un ragazzo riservato che non si separa mai dai suoi taccuini da disegno, sui quali riversa gran parte dei suoi impeti adolescenziali. Il suo sguardo non trascura perciò nulla di ciò che lo circonda, dagli abeti giganteschi che svettano nei boschi ai fiori che troneggiano sui balconi.
Sono trascorsi pochi giorni e Kehlstein già lo incanta e lo sgomenta. Il borgo sembra una grande sfera trasparente nella quale ogni cosa è vista con gli occhi di un bambino. I campi colorati a pastello, le chiesette che paiono giocattoli, le panchine di legno e le fontane così perfette, gli uomini che calcano cappelli decorati con piccole piume, le donne che se ne vanno in giro con graziose maniche a sbuffo e colletti di pizzo… E poi tutto quel folclore di cuoio, corno, velluti neri; un trionfo di verde e di rosso, di bianche e candide pettorine ricamate, di merletti, di orecchini d’argento; un odore di acqua di Colonia e di cipria che si mescola a quello del caffè e delle brioche. E, infine, lei… Clara Lafontaine, la ragazza che, in una bella domenica di luglio, si sveste completamente, la camicetta e i pantaloni buttati tra le canne, e scivola nuda nelle acque del lago, la pelle bianca che si scioglie nei bagliori della luce… La bella Clara che, in un cupo giorno di pioggia, gli confessa che lì, a Kehlstein, nel fitto del bosco, nel punto esatto in cui suo padre, il dottor Lafontaine, si reca ogni giorno con un mazzo di rose, un suo commilitone durante l’ultima guerra, un certo Walter Moritz, è stato trovato seduto ai piedi dell’albero, gli occhi aperti, lo sguardo sperduto, e i figli stretti nell’incavo delle due braccia… morti, soffocati.
La guerra è finita da diciassette anni a Kehlstein, ma è chiaro che le sue ombre aleggiano sull’apparente innocenza delle cose e i passati orrori si nascondono proprio lì, dove la gente, sdraiata sull’erba, ride, beve e sogna…
Straordinario «romanzo d’ombra e di luce» (L’Express), Il sorriso dell’orco ci conduce su quella sottile soglia dell’esistenza dove «l’umanità e la sua barbarie, l’amore e l’incommensurabilità del male» (Libération) si tengono per mano.

«Premio del romanzo Fnac 2005, ecco la magnifica storia d’amore tra uno scultore francese e una fotografa tedesca, figlia di un ufficiale della Wehrmacht.»
Lire

«Un grande romanzo di formazione dagli accenti lirici e dalle terribili domande in sospeso… Un’avvincente storia sul passato che non passa.»
Le Nouvel Observateur

«L’umanità e la sua barbarie, l’amore e l’incommensurabilità del male…nell’opera di uno scrittore capace di grandi affreschi.»
Libération

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