Il ponte di Picaflor (L'Arcipelago Einaudi Vol. 223)

Giorgio, da quando ha lasciato la moglie e il negozio di scatole di tonno e sardine, è stato assorbito dalla solitudine del suo lavoro di assicuratore. È diventato grassoccio e quasi calvo, vive annoiato, con la sola fuga felice nella lettura di romanzi, che divora. Ma l'arrivo di alcune lettere da oltreoceano, scritte in uno spagnolo molto semplice, che contengono una strana richiesta di aiuto, lo spingono a rompere la routine e a intraprendere un viaggio - come dice il biglietto - con "destino Picaflor". Un aereo di linea, un velivolo traballante, un rosso treno a vapore, una vecchia corriera senza fermate prestabilite e un lento battello dal nome battagliero di Valchiria, sono i suoi mezzi di trasporto. Ecco, infine, Picaflor. Ma cos'è questo paese perduto, quale il segreto del suo ponte? Giorgio lo scoprirà a poco a poco nel rapporto con una moltitudine di personaggi inaspettati: l'inventore Humberto Flores, il vecchio medico Eustasio Solana, l'affascinante Petra, Padre Crescencio il "prete loco", l'inquietante Serapio Gandara e perfino gli scheletri ambulanti di un contadino e del suo mulo. Picaflor, fra pappagalli, fiori e vegetazione fittissima, è magica e reale al tempo stesso, come lo è la Macondo di García Márquez.

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