Le parole del cuore pellegrino

Siamo cuori, siamo passi verso Dio, ma siamo i passi di Dio?

I dubbi non sono altro che la stanchezza della verità, non sono che i suoi frammenti addormentati, distanti, ma al sorgere della veglia essi, ad occhi aperti, si uniranno ancora.

Tra questi dubbi e l'eternità passa la nostra storia. Il cielo sembra averci rubato le stelle dal cuore, per questo la notte siamo sempre a guardarle, ad ammirarle. Per questo Dio si fece frammento, e venne a sognare il cielo dentro i nostri cuori. Siamo cuori di sogno, sogno con lo sguardo vivo e veglio, sguardo vivo che non è che fede, incerta, dolorante, a volte silente... siamo silenzio, ma ancora guardiamo. Dio è venuto a scambiare uno sguardo, ci ha trovati seduti sulla sedia di troppe resistenze, e questa sedia era di un legno sofferente e tarlato di scetticismo. Su questo tavolo si trova un pane spezzato, ma spezzato diventa raddoppiato, moltiplicato. Siamo spezzati anche noi? Non moltiplicati, ma spezzati solamente? Siamo frammenti, siamo pane a metà, ma pane di Dio, ciò che Dio spezza, è solo per entrarvi meglio. Entra nel cuore, che batte sempre dietro a una ferita. Siamo feriti, ma è proprio questo che ci fa sentire il cuore battere.



I racconti procedono dalla caduta a causa del peccato originale, fino a coinvolgere, nei successivi racconti, vari concetti classici del cristianesimo. Vi è dunque un procedere sia cronologico che concettuale.

I protagonisti sono anonimi, ognuno può identificarvisi. Sono certamente racconti che presuppongono una certa conoscenza del mondo del Vangelo, delle sue storie, ed anche della dottrina cristiana.

Lo stile cerca di essere il più possibile lirico, perché se si parla del cielo, si deve scrivere come se il cielo stesso dovesse leggere.

Questi racconti, brevi e lunghi, sono frammenti, come lo sono i passi quando sul sentiero si fermano dopo poco o dopo molto cammino, sono riflessioni, parafrasi dei significati del Vangelo. Questi racconti raccontano anche di noi?

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