Le immutabili macchie del leopardo

Immaginare di avercela fatta: non vi è soluzione migliore di questa, se si è concluso poco o niente nella vita. Ed è quello che fa il narratore anonimo di questo sorprendente romanzo, sin da quando, tra le aule di un college, durante le lezioni di Narrativa e Poesia impartite dall’altezzoso professor Morissey all’insegna del motto «Tutta la verità dilla, ma dilla obliqua…», incontra Julian McGann, talentuoso ma tormentato scrittore, e decide di imitarlo. A differenza di Julian, però, il nostro non soltanto non riesce a combinare niente di buono, ma perde persino ogni testo che scrive. A soli otto anni, nel terminal di un aeroporto, mentre aspetta che la madre hostess finisca di distribuire arachidi tostate al miele a diciottomila piedi di altitudine e torni a prenderlo, conclude il suo primo capolavoro, ma un poliziotto sbadatamente lo getta nella spazzatura. Scrive altre tre storie, ma anche quelle vanno perdute: la prima sul fondo di un lago nero, la seconda nelle mani di una donna che non ricambia il suo amore, la terza in una polverosa discarica africana, avvolta nei resti strappati e insanguinati di una giacca di tweed.
Braccato dal successo di Julian, suo grande amico e rivale, e ispirato dall’amore che prova per la bellissima Evelyn Lynn Madison Demont, attrice esclusivamente di teatro con gli zigomi alti e lo sguardo annoiato, il nostro narratore decide di avventurarsi, sotto mentite spoglie, da un capo all’altro del pianeta: dai jazz club di Manhattan ai villaggi dello Sri Lanka, dal Gran Canyon alle hall degli hotel più eleganti di Dubai, dai mercati di Kumasi ai picchi ghiacciati dell’Islanda. Alla fine, quando per colpa delle sue stesse oblique verità rischierà di perdere l’amicizia di Julian e il legame con Evelyn, capirà che le sue «macchie», come quelle di un leopardo, non se ne andranno mai e dovrà accettarsi così com’è.
Grazie alla perfezione dell’intreccio e all’abilità fuori dal comune nell’unire storie e aneddoti in un’unica solida trama, il romanzo di Kristopher Jansma è il cilindro da cui l’autore, come un mago, estrae Fitzgerald, Salinger, Borges e altri grandi della letteratura, regalando al lettore un’opera rara sul potere dell’immaginazione.


Un romanzo che lascia senza fiato e che celebra la tradizione letteraria».
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Il mio nuovo manifesto in difesa della letteratura. Una grande lettura.
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