La scoperta di me stesso

Era l’estate dei miei ventiquattro anni e a quell'epoca cercavo di isolarmi completamente dal mondo intero, stando ben attento a tenere lontane tutte le persone...ed ero bravo a farlo, a parte che con un ragazzo di nome Ermes, mio coetaneo. Nonostante lo trattassi male lui, era sempre presente ripetendomi che, secondo lui, io avevo bisogno di un amico.

Il suo carattere solare ed espansivo era l’esatto opposto del mio, cosa che mi portava a scontrarmi spesso con lui, trovandomi però sempre di fronte al suo sorriso quasi disarmante ed esasperante.

Il motivo per cui tenevo tutti lontani era la mia difficile situazione familiare, dove mi trovavo ogni volta che mettevo piede in casa. Venivo picchiato regolarmente da mio padre, Mauro, fin da quando ne avevo memoria, senza mai un motivo apparente, in fin dei conti ero sempre andato bene a scuola, non gli avevo mia procurato problemi ne tanto meno ero mai tornato a casa ubriaco.

In tutta quella faccenda mia madre, Maria, si era sempre limitata a voltarsi dall'altra parte, venendo a piangere da me quando mio padre se ne era andato, ripetendomi che mi volevano bene entrambi. L’unica cosa che mi sollevava in tutta quella faccenda era che non aveva mai alzato le mani su Sabrina la mia sorellina di sette anni.

Grazie al mio “talento” in arte – il mio sogno era di diventare un pittore e stavo frequentando l’università delle Belle Arti – avevo come amico di nome Carlo il proprietario di un negozio d’Arte a Como, che si offrì di vendere alcuni dei miei quadri. Le mie opere colpirono un avvocato di nome Romeo che ne acquistò un paio e volle conoscermi.

Se dal punto di vista del lavoro la mia vita stava prendendo una svolta positiva, quella familiare invece crollò improvvisamente.

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