Una morte in famiglia (La cultura)

Agli inizi del XX secolo, in una famiglia di Knoxville, Tennessee, tutto si sgretola quando Jay, padre, marito, fratello, muore prematuramente in un incidente d’auto. L’orizzonte di una piccola città della provincia americana si capovolge in un istante. Riaffiorano le frizioni, si ampliano le distanze, si perde man mano il senso dell’unità. Rufus, figlio di Jay, è un bambino di sei anni, genuino come solo a quell’età si può essere, unito al padre da una forte complicità. È lui che assiste attonito al dolore della madre e della sorella minore e all’istantanea disgregazione del nucleo familiare; è lui che si fa narratore dei pochi giorni che separano l’evento tragico dal funerale, alla fine del libro. Quali equilibri infrange una morte in famiglia? A cosa ci si può aggrappare quando si è in caduta libera? E Dio dov’è, perché non interviene? Da un punto di vista all’altro, dalla giovane vedova al suocero ateo, al fratello alcolista, ognuno cerca di dare la sua risposta. James Agee riscrive il momento più tragico della sua infanzia, e attraverso gli occhi attenti di un sé bambino rielabora le reazioni segrete e manifeste dei protagonisti che, a distanza di anni, popolano ancora vivissimi la sua memoria. La prosa cruda e fulminante, e insieme così lirica, di Agee riempie di tensione l’atmosfera gelida e immobile del lutto, mentre le sue parole si insinuano nelle ferite più profonde. Proseguendo nell’opera di riscoperta e valorizzazione dello scrittore americano, il Saggiatore pubblica il suo capolavoro autobiografico, vincitore del Premio Pulitzer postumo nel 1958. Una morte in famiglia è un romanzo di rara potenza emotiva, che Agee continuò a rielaborare negli anni. Un classico della letteratura del Novecento.

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