Parti con un sorriso (Güle güle): Appunti di viaggio 1968 - 2002 (La Torre di Pietra Vol. 3)

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Parti con un sorriso (Güle güle): Appunti di viaggio 1968 - 2002 (La Torre di Pietra Vol. 3)
Autore
Mario Biondi
Editore
Mario Biondi Scrittore Editore
Pubblicazione
23 marzo 2015
Categorie
Tante località, in diversi continenti, ma soprattutto il ponte di Galata, il Corno d’Oro, il Sahara algerino, il bazar di Istanbul, i bagni turchi, i paesaggi lunari dell’Anatolia, il Golfo di Aqaba, l’Egitto e le dolcezze del Nilo, i profumi di Aleppo, i colori di Isfahan: luoghi mitici, archetipici dell’immaginario occidentale, che hanno intrattenuto nei secoli – nei millenni – un fruttuoso rapporto di incontro-scontro con la cultura del Mediterraneo, arricchendola. Il nostro viaggiatore, "curioso come una gallina", ha percorso in lungo e in largo queste terre, le ha amate moltissimo, si è perso negli incanti delle loro mitologie, ha assaggiato e goduto di tutte le loro specialità culinarie, mangiato polvere sulle loro scomode strade bianche, cristallizzato i ricordi con la sua macchina fotografica. E ora ci restituisce questo vasto patrimonio di ricordi attraverso la sua scrittura vitalissima e ironica, sempre pervasa da un allegro stupore delle cose del vasto mondo. Le sue peregrinazioni sono iniziate – ma non sono ancora finite – nella seconda metà degli anni Sessanta, quando il turismo italiano si concentrava sui comodi litorali nostrani.

Viaggiare era ancora un’esperienza riservata a pochi ardimentosi disposti a spostarsi con ogni mezzo possibile, a dormire dove capitava… a rinunciare agli spaghetti. E soprattutto a entrare in contatto con altre culture, a non temere l’imprevisto, a sentirsi cittadini del mondo. Insomma, era un’esperienza riservata a chi, oltre a essere "curioso come una gallina", avesse anche un certo desiderio di avventura e molto senso dell’umorismo. Nella convinzione che "sorridere" sia uno degli atteggiamenti più proficui per confrontarsi con gli altri.





Tante località, in diversi continenti, ma soprattutto il ponte di Galata, il Corno d’Oro, il Sahara algerino, il bazar di Istanbul, i bagni turchi, i paesaggi lunari dell’Anatolia, il Golfo di Aqaba, l’Egitto e le dolcezze del Nilo, i profumi di Aleppo, i colori di Isfahan: luoghi mitici, archetipici dell’immaginario occidentale, che hanno intrattenuto nei secoli – nei millenni – un fruttuoso rapporto di incontro-scontro con la cultura del Mediterraneo, arricchendola. Il nostro viaggiatore, “curioso come una gallina”, ha percorso in lungo e in largo queste terre, le ha amate moltissimo, si è perso negli incanti delle loro mitologie, ha assaggiato e goduto di tutte le loro specialità culinarie, mangiato polvere sulle loro scomode (ma amatissime) strade bianche, cristallizzato i ricordi con la sua macchina fotografica. E ora ci restituisce questo vasto patrimonio di ricordi attraverso la sua scrittura vitalissima e ironica, sempre pervasa da un allegro stupore delle cose del vasto mondo. Le sue peregrinazioni sono iniziate – ma non sono ancora finite – nella seconda metà degli anni Sessanta, quando il turismo italiano si concentrava sui comodi litorali nostrani.

Viaggiare era ancora un’esperienza riservata a pochi ardimentosi disposti a spostarsi con ogni mezzo possibile, a dormire dove capitava… a rinunciare agli spaghetti. E soprattutto a entrare in contatto con altre culture, a non temere l’imprevisto, a sentirsi cittadini del mondo. Insomma, era un’esperienza riservata a chi, oltre a essere “curioso come una gallina”, avesse anche un certo desiderio di avventura e molto senso dell’umorismo. Nella convinzione che “sorridere” sia uno degli atteggiamenti più proficui per confrontarsi con gli altri.





Güle güle, dicono i turchi a chi parte. Significa, più o meno: “Sorridi, sorridi”, ovvero “Buona fortuna”. Lo si vede anche scritto dappertutto. E chi parte risponde Allaha?smarlad?k: “Dio sia con te”. Un bellissimo modo di salutarsi. In un mio romanzo di ambiente ottomano ho reso liberamente Güle güle come “Parti con un sorriso”: il senso è quello. Adesso lo uso come titolo per questo libro. (Mario Biondi)

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