La Memoria e il Dubbio

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La Memoria e il Dubbio
Autore
Luigi Manglaviti
Editore
Rainkids - Luigi Manglaviti
Pubblicazione
26 marzo 2015
Categorie
Intrattenimento di classe superiore.

Un “noir” intenso, di sapore cinematografico, ambientato in varie città d’Europa. Un giallo a tinte forti che è anche e soprattutto una dichiarazione d’amore per la narrativa letteraria e per il piacere di leggere.

Da un certo momento in poi i gialli si sono chiamati così per l’invenzione di un grafico francese che volle tale colore per la collana poliziesca di Gallimard. E in questo libro c’è polizia, ci sono omicidi (tanti), c’è spionaggio, c’è investigazione (sui generis), ci sono misteri che si attorcigliano, ci sono emozioni, sesso, perfino musica e calcio dal vivo, e anche il finale a sorpresa: sono presenti tutti i fattori che dànno vita al puro piacere della lettura. (Ma anche i “grandi temi umani”: la famiglia, il matrimonio, il rapporto fra generazioni, con ruoli di primo piano per la giovinezza, la maturità e la vecchiaia...)
Senza mai stancare. Lo stile è fluido e al contempo colorito; la trama, pur complessa e in parte discronica, godibile e sufficientemente lineare. Omaggia un mito del Novecento, il grande Orson Welles, prendendo spunto dal plot di un suo adorabile film “noir” e riscrivendone narrazione, fini, luoghi, personaggi, filosofia e morale. È la vicenda di un uomo mediocre, ex-affarista di successo caduto troppo presto in disgrazia, che per miseria — morale e materiale — e ingenuità finisce per cacciarsi in un guaio assai più grande di lui, apparentemente senza via di uscita. Il lettore viene condotto in un’avventura molto visiva, quasi cinematografica, ambientata in un’epoca recente ma che sembra già remotissima (2006/2007: appena prima della “crisi”, dei social network e del “mobile internet”), un ordito che si sviluppa toccando i più svariati angoli d’Europa, quasi da vedere coi propri occhi, da toccare con mano, da percorrere coi propri piedi: Liverpool, Copenhagen, Dubrovnik, Ginevra, Catania, Tallinn, Londra, la Linguadoca e il sud della Francia.

Chi ama i gialli, ne apprezza l’ineffabile senso di pienezza ed economia. In un buon giallo — e questo lo è, parola mia — quasi nulla viene sprecato, non una frase, non una parola che non siano significative (sebbene l’autore non si lasci sfuggire occasione di qualche concessione: un fenomeno di costume qui, una riflessione sulla società lì), e anche se non lo sono, hanno il potenziale per esserlo, il che è lo stesso. Il mondo di un libro giallo prende vita nel fermentare delle possibilità, dei segreti e delle contraddizioni. Poiché tutte le cose viste o dette, anche le più futili e banali, possono ricondurre allo scioglimento della vicenda, non si deve trascurare nulla. Tutto diviene essenza, anche la libera narrazione letteraria, le meditazioni, le osservazioni, gl’infimi dettagli psicologici e le grandi questioni filosofiche: il centro del libro si sposta a ogni avvenimento che lo proietta in avanti. Quindi il centro è ovunque, e non si può tracciare una circonferenza finché la lettura non è terminata.
E chi cercherà il cuore della storia nell’interstizio fra la creazione e il suo autore si sbaglierà: conviene cercare non nel campo fra lo scritto e lo scrittore bensì in quello che sta fra lo scritto e il lettore. Così questo romanzo avrà assolto anche una sua funzione pedagogica. Sui lati oscuri dell’animo umano. Che tutti rechiamo dentro in qualche modo. Peccato e redenzione, fallimento e successo: ogni destino può essere ribaltato, anche in modi del tutto inattesi. Soprattutto ammettendo (e da qui il titolo dell’opera) che la verità è inafferrabile, giace al di là delle possibilità umane: perché neanche la memoria è sufficiente a certificare la realtà delle cose e degli eventi.

Disponibile a richiesta in versione cartacea.

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