Palermo. Quattro passi al Ballarò

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Palermo. Quattro passi al Ballarò
Autore
Ester Cristina Lucia Tarricone
Pubblicazione
30 settembre 2014
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Visitare il Ballarò, la Vucciria, il Capo ed il Borgo Vecchio, ovvero gli storici mercati di Palermo, vuol dire non soltanto conoscere i sapori della gastronomia palermitana ma anche conoscere alcuni aspetti della cultura immateriale locale che sembrano immuni al tempo come le antiche strategie di vendita dei pescivendoli, dei macellai e dei fruttivendoli che tuttora usano cantare e proclamare a voce urlata la bontà e la convenienza dei loro prodotti alimentari.

Ballarò, il più antico mercato di Palermo, è una tappa importante per chi vuol conoscere questa città. Situato in pieno centro storico, nel quartiere dell’Albergheria, vi si può accedere dal suo ingresso principale attraversando l’arco di Cutò in una traversa di via Maqueda e percorrere strade ricche di storia che conducono a chiese di enorme valore culturale. Ne sono esempio la chiesa del Carmine Maggiore (che, realizzata tra il 1627 e il 1667 su progetto di Mariano Smeriglio, ospita stucchi di Giacomo Serpotta e molte altre opere prestigiose) e la Chiesa del Gesù, nota anche come Casa Professa, che, ideata in epoca barocca dal gesuita Giovanni Tristano è stata nel tempo ampliata ed arricchita con pregiate decorazioni e bassorilievi marmorei di Gioacchino Vitagliano posti sulla spettacolare tribuna dell’abside. Di grande interesse è anche la biblioteca comunale di Casa Professa che rappresenta la più antica biblioteca di Palermo e vanta un ampio patrimonio bibliografico costituito anche da molti manoscritti del Settecento e dell’Ottocento nonché numerose opere a stampe rare e prestigiose. Inoltre, a ridosso delle mura di Santa Agata, tra via delle Pergole e via Chiappara al Carmine, è possibile visitare Palazzo Tarallo di Ferla – Cottone d’Altamira, seconda sede del Museo Etnografico Giuseppe Pitrè, che testimonia dell’architettura civile nobiliare minore sei-settecentesca palermitana con mostre di carattere etnografico ed ospita un teatrino dell’Opera dei Pupi, un laboratorio di restauro, un’area dedicata a Giuseppe Pitrè denominata la “stanza della memoria”, ed una biblioteca specializzata in tradizioni popolari, storia ed architettura siciliana.

Tipicamente arabo, il mercato di Ballarò si distingue per la varietà dei prodotti in vendita riflettendo i cambiamenti della contemporaneità. Si può comprare di tutto a prezzi davvero convenienti: dalle arance alle cover per gli smartphone. La vivacità dei colori della frutta sembra mescolarsi ai colori della gente di razze diverse in un brulicare di voci e di canti. La multiculturalità in forte espansione a Palermo vede nel Ballarò il suo centro ideale. Non a caso, proprio nel quartiere Albergheria è stata di recente istituita un’associazione culturale, Moltivolti, che ha per obiettivi la riqualificazione del territorio e lo scambio relazionale.

Viene qui suggerita la lettura di un giallo (racconto finalista del premio Città di Palermo 2012 bandito dal concorso Subway letteratura), che trova nel mercato Ballarò l’ambientazione ideale per affrontare il tema della violenza sulle donne. Il racconto contrappone alle zone d’ombra del Ballarò degli anni Settanta i nuovi aspetti di un quartiere sempre più orientato all’interculturalità.

A corredo ed allo scopo di rivalutare il prestigio culturale del quartiere dell’Albergheria vengono proposte una serie di fotografie che ritraggano il Ballarò, la Chiesa del Carmine, Casa Professa, Palazzo Tarallo nonché alcuni particolari monumenti come una preziosa e poco conosciuta fontana del Cinquecento.

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