Il cimitero delle mosche: ovvero: La Sindrome di Samarcanda

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Il cimitero delle mosche: ovvero: La Sindrome di Samarcanda
Autore
Elias Dal Cerro
Pubblicazione
28 gennaio 2014
Categorie
Non è detto che una storia debba esser per forza un giallo, anche se dentro - da qualche parte - si nascondono certamente parecchi assassini.

Non è detto che una storia debba esser per forza una biografia - o un memoir, come va d’uso chiamarle oggigiorno – anche se racconta le vite di molti qualcuno: e le storie dei singoli sono la Storia dei popoli.



No.

È una storia, e basta.

Ma è anche, semplicemente e con semplicità, il racconto della lenta e subdola eliminazione di una classe sociale che – in Italia - non è mai riuscita ad affermare la propria identità, forse perché era troppo occupata a lavorare per costruirsela.

E dunque non si è accorta di giocare contro un avversario che era anche (e soprattutto) l’arbitro.



Così, anziché smettere di giocare, ha pensato di moltiplicare gli sforzi, come fa l’impiccato quando si agita sullo sgabello.





[“Lavorerò di più!”



Gondrano, in ‘Animal Farm’, George Orwell]

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