specchietto per le allodole: blackout

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specchietto per le allodole: blackout
Autore
Giuseppe Di Battista
Pubblicazione
17 ottobre 2013
Valutazione
(2)
Categorie
Un thriller adrenalinico ambientato a New York.

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THRILLER A CASASANREMO WRITERS CON GIUSEPPE DI BATTISTAGiuseppe Di Battista

Tra i finalisti di Casa Sanremo Writers, il concorso letterario associato alla più famosa e glamour settimana delle musica italiana, c'è Joe Diba, pseudonimo di Giuseppe Di Battista, autore dell'appassionante thriller "Blackout: tutto ebbe inizio quella notte", uno dei due inediti giunti alla fase finale. Circa 240 pagine per un romanzo dalla trama intelligente e sorprendente, da leggere tutto d'un fiato.   Continua…

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Un titolo onomatopeico RECENSIONE di Vittorio SartarelliGiuseppe Di Battista

Il titolo di questo Thriller di Di Battista è onomatopeico in quanto si riferisce un po’ a tutto l’andamento della narrazione e, in particolare a indizi e situazioni che, nel corso della vicenda, sembrano indirizzare verso la soluzione del mistero dei delitti commessi che appaiono inspiegabili e di complessa matrice esecutiva, quando poi, si riveleranno, invece, quasi tutti dei falsi indizi volti solo a depistare le indagini che sono affidate al Tenente Frank Di Leo della polizia di New York. Il prologo del romanzo è ambientato nel 1977 quando un inopinato blackout fece piombare forse la più grande città degli Stati Uniti in un buio profondo e persistente che creò nei suoi abitanti paura, sconforto e giustificato pericolo di essere vittime della violenza della delinquenza comune e organizzata che, approfittando del buio, ebbe un escalation di violenza e di delitti soprattutto nel Bronx, notoriamente il comprensorio metropolitano più malfamato della città. Appunto nel prologo, viene perpetrato uno di quegli atti di violenza che poi accadranno nel seguito del racconto e questa volta a danno di una prostituta da parte di due “brutti ceffi” malavitosi i cui nomi e le cui gesta ricorreranno molte volte nell’intera trama narrativa: Jack Mulligan e Thomas Hartley . Tutto l’intreccio dell’ordito narrativo è ben congegnato dall’autore che oltre ad essere molto pratico della metropoli americana ha, abilmente costruito un classico giallo, con delitti, intrighi e tradimenti congeniali al genere letterario nel quale il libro è inquadrato. Tutto quanto il racconto ruota su un equivoco di fondo che coinvolge un po’ tutti i personaggi della vicenda, alcuni veri ed altri simulati al fine di confondere le idee e depistare le investigazioni. Una caratteristica tecnica del libro è che mentre all’inizio e fino alla metà di esso il filo del racconto si dipana molto sistematicamente ordinato, dopo la metà dell’opera, invece, la narrativa registra un’impennata per cui tutto il racconto, per effetto di questa accelerazione, diviene una sorta di un filo continuo, fino al termine senza soluzione di continuità. Racconti, eventi, colpi di scena e colloqui verbali e telefonici tra i protagonisti si susseguono e si intersecano, quasi in tempo reale, per cui si ha sensazione che l’autore voglia terminare in fretta la sua opera. Nonostante il romanzo sia scritto bene e con un’affabulazione coerente con il genere trattato, tuttavia, la sua conclusione affrettata lascia un po’ perplessi ma, a volte, per esigenze editoriali o di collazionamento, queste diventano un paletto oltre il quale l’autore non può andare. Ciò, per fortuna, non inficia la buona qualità letteraria del libro che risulta molto originale e interessante. VITTORIO SARTARELLI Continua…

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