Povera gente

Varvara Dobrosèlova e Makàr Dèvuškin sono cugini di secondo grado, lei giovane orfana, lui non più giovane impiegato. Vivono uno di fronte all’altra sulla stessa strada, in due appartamenti fatiscenti. Sono molto poveri entrambi. Makàr è un umile copista che si adatta nel piccolo angolo di una cucina presso una sudicia pensione. Varvara è stata adottata dalla cugina che però non le risparmia umiliazioni e il peso della sua ospitalità. Per andare avanti, seppur malata, Varvara è costretta a fare la sartina su commissione.

I due intrattengono una fitta corrispondenza fatta di reciproce confessioni sulle proprie terribili condizioni. Makàr, nonostante le raccomandazioni di lei, continua a comprare per Varvara regali e a prendere soldi a prestito. Ben presto, non solo non può più pagare l’affitto, ma non riesce neppure a sostituire i logori vestiti che indossa da un anno, precipitando alla fine in uno stato di terribile, nevrotica disgrazia.



Pubblicato per la prima volta nel 1846, "Povera gente" è il primo romanzo di Fëdor Dostoevskij, scritto in soli nove mesi all’età di venticinque anni, mentre studiava ingegneria e dedicava le sue notti e tutto il suo tempo libero alla segreta passione letteraria. L’opera fu subito acclamata dal famoso critico letterario Belinskij, che definì l’autore come il nuovo Gogol’.

La storia di Varvara e Makàr ci dà un resoconto vividissimo delle vite dei russi di umili condizioni nella metà del XIX secolo, ma soprattutto ci fa riflettere sugli aspetti psicologici della povertà e sulla fragilità emotiva dell’animo umano quando si ritrova privo di mezzi.

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