La principessa di Clèves

Un giorno, alla corte di Enrico II e Caterina de’ Medici, fa la sua apparizione una giovane donna di stupefacente bellezza. La sua grazia abbaglia tutti i cortigiani, ma la misteriosa adolescente sembra del tutto impermeabile alle lusinghe della galanteria e della mondanità; la madre, infatti, le ha ispirato
sentimenti virtuosi e l’ha messa in guardia contro le insidie amorose. Il principe di Clèves, tuttavia, riesce a conquistare la sua stima e a sposarla. L’amore-passione è ancora, per l’eroina di questo romanzo – che è a giusto titolo considerato il primo, sorprendente esempio di romanzo psicologico moderno – un territorio sconosciuto. Il destino le farà incontrare, intempestivamente, un uomo giovane
e bello, fra i più desiderati della corte: il duca di Nemours. I due si innamorano a prima vista durante un ballo memorabile che è fra le pagine più note della letteratura francese, ma il duca preferisce
non manifestare subito i segni della propria passione; e la principessa, dal canto suo, si oppone con tutte le forze a un sentimento che la turba per la sua natura indecifrabile e la violenza che lo
caratterizza. La ferma volontà di restare fedele a un marito premuroso e buono, che nutre per lei un amore profondo, le impedisce peraltro di contemplare la possibilità di una relazione adulterina. Inizia così un romanzo di formazione singolare, che sovverte radicalmente il copione galante e anticipa temi e
atmosfere della grande stagione del romanzo settecentesco.
La madre della ragazza, che intuisce subito il pericolo, le presenta il suo innamorato come un disinvolto libertino, ma l’espediente, inutile dirlo, non sortisce l’effetto sperato; al contrario. Ecco dunque
dipanarsi da questo momento una trama articolata secondo una drammaturgia al tempo stesso rigorosa e incalzante, che culmina nella scena della confessione al marito, da parte dell’eroina, della propria passione per un altro uomo; scena “scandalosa quant’altre mai, perché incrina un codice basato sulla strategia della dissimulazione che governa il sistema claustrofobico della corte. Poco più di un secolo dopo, un altro inedito personaggio femminile farà la sua comparsa sulla scena letteraria francese:
quella presidentessa di Tourvel delle Relazioni pericolose che, discendente diretta della Princesse, capovolge a sua volta in maniera irrevocabile le regole del gioco erotico libertino spianando la strada all’avvento dell’eroina romantica moderna.


«Mme de Clèves è un unicum, non è paragonabile a nessun’altra donna, è un esempio evidente di virtù, ma nello stesso tempo è il granello di sabbia che, se opportunamente infiltrato attraverso gli ingranaggi, può arrivare a scardinare l’intero sistema».
Isabella Mattazzi

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