Odissea

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Odissea
Autore
Homer
Pubblicazione
30 agosto 2014
Categorie
"Nell’Odissea l’uomo ha fatto un passo più in là: alla forza ma-teriale va innanzi la ragione; e l’uomo è chiamato a più difficili pro-ve. Non usato che agli aperti pericoli del campo, deve ora combatte-re le insidie del mal talento, che gli tende agguati d’ogni parte, e però gli è bisogno, più che di braccio e di spada, aiutarsi di senno e di accorgimento; l’ira, il furore danno il passo alla prudenza, all’equanimità, a quell’indomita pazienza, che supera gli ostacoli las-ciando tempo al tempo. Nell’Iliade vedi l’umanità nello stato di gue-rra, quando siede arbitro d’ogni cosa il diritto del più forte. Nell’Odissea, la società che tra il conflitto di passioni meno brutali si viene educando a quel vivere civile che si governa dall’intelligenza. L’uomo più non s’abbandona all’impeto del fato; ma, fidente nelle proprie forze, lotta animosamente cogli uomini, colla natura, col cie-lo stesso, perché crede nella sua libertà, nella potenza del suo volere. Lo spirito ieratico trapassato in Grecia colle colonie pelasgiche ed egiziane, quello spirito severo, inflessibile, che dominava le moltitu-dini coi sacri terrori, trovasi alle prese collo spirito [V] irrequieto dell’operoso Occidente, la cieca autorità tradizionale che inceppava l’azione e il pensiero cede all’impulso della libertà, alla ragione. Il perché ben sa Ulisse di essere perseguitato da Nettuno, sente che gli pesa sul capo l’ira di quel terribile Dio, né tuttavia si dà vinto; un interprete degli Dei, levatosi a consigliare ai Proci la temperanza nella fortuna, appoggia le sue parole di pace ai segni del cielo, e i Proci si ridono del profeta. La leggenda del fato pareva opprimere pensiero e volontà coll’idea di una potenza ineluttabile, che gli uo-mini trascina ai misfatti inevitabili di Edipo, di Egisto, di Oreste; ma di rimbalzo, come per istinto, il genio greco, ribellandosi al fato, li ri-destava poderoso nel sentimento di quell’arbitrio umano, a cui la natura non pose che un limite, il possibile, una norma, il giusto. A questo certamente non pensava il buon Omero: eco inconsapevole di una tendenza universale, rappresentando una tal lotta, sentiva, non ragionava. Così se nell’Odissea l’uomo combatte, quando colla natura, quando co’ suoi simili, quando con se stesso, per levarsi più sublime dai superati conflitti, se ci è mostrata la sventura come la prova della virtù, la causa d’ogni umano incremento; Omero non crea un sistema, ma dipinge un periodo della umanità greca che si svolge; periodo di cui ne porge in se stesso la sintesi più compiuta, e come a dire la imagine parlante."

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L'Odissea è uno dei due grandi poemi epici greci attribuiti all'opera del poeta Omero.L'opera, insieme all'Iliade, viene composta nella Ionia d'Asia intorno al IX secolo a.C., anche se alcuni autori pensano che sia nata intorno al 720 a.C.L'originale più antico dell'opera risale alla fine dell'VIII secolo a.C., ed è questo che il tiranno ateniese Pisistrato usa quando, nel VI secolo a.C., decid...

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