Jito Jabbo

"Il racconto è ambientato durante le feste Natalizie della Grecia di fine Ottocento. Manolo è un ragazzo speciale. Cammina a fatica e può usare una sola mano. Parla una lingua incomprensibile, tranne per le poche persone che riescono a decifrarla. Per la realtà di quella comunità isolana Manolo è una creatura ambigua, da evitare. C’è chi gli lancia pietre, chi lo schiva apertamente e chi si spaventa alla sua vista. Lui non è Manolo, ma Poipo, che nella sua lingua vuol dire “polipo”. I pochi amici di Manolo, le persone che credono in lui e vedono oltre la sua apparenza fisica, gli affidano i propri figli per accompagnarli tra le case dell’isola. I piccoli vorrebbero uscire la sera della vigilia di Natale per cantare le tradizionali canzoncine delle feste. In Grecia è un’usanza molto comune cantare le canzoni natalizie, che perdura fino ai nostri giorni. Per la vigilia di Natale, di Capodanno e della Befana, i ragazzi si riuniscono e cantano canzoni, allietando con la loro musica l’atmosfera festiva. I loro strumenti sono triangoli, tamburi, tamburelli, armoniche, flauti e clarinetti.Ma la povertà e le condizioni di vita precarie non sempre permettono di guardare a quei giorni in una maniera del tutto idilliaca. Alcuni bambini sono orfani e non hanno nemmeno il minimo indispensabile per sopravvivere. Vivono in condizioni precarie tra le macerie, senza l’aiuto di nessuno, cercando di nutrirsi come possono. L’antieroe del nostro racconto è uno di quei bambini. Vive da solo dentro una roccia, è orfano e l’indifferenza del suo paese l’ha reso aggressivo e violento. È su questi contrasti che si sviluppa una storia che guarda alla parola “disabilità” sotto una luce nuova, non pregiudiziale, determinata da fattori sociali e soggettivi, spesso estranei a uno sguardo superficiale. Manolo è un ragazzo fisicamente diverso, ma questo non lo rende una persona incapace di avere sentimenti, e di agire talvolta in maniera intelligente e matura. La sua storia, dura come l’ambiente in cui vive, e allo stesso tempo aperta a squarci di toccante dolcezza, ha il merito di aprirci le porte alla riflessione su un’umanità che troppo spesso, ancora oggi, ci risulta distante e invisibile."

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