Riso e tartana

“Riso e tartana” dipinge in maniera lucida e, talvolta critica, la classe borghese valenciana del XIX secolo in tutti i suoi aspetti attraverso i personaggi e le vicende delle famiglie Fora e Cuadros. Il riso, cibo povero per eccellenza, e la tartana, carrozza che rappresenta in pieno la vanità borghese della passeggiata domenicale, sono due elementi in conflitto che, spesso invece, si ritrovano a dover convivere. Donna Manuela, vedova, desidera un “buon partito” per le sue figlie cresciute come perfette bamboline da salotto, si abbandona alla mondanità frequentando l’elite di Valencia e si preoccupa costantemente del denaro che non basta mai a soddisfare il suo bisogno di lusso e, soprattutto, di ostentazione. Suo esatto contrario è il fratello don Juan, grande risparmiatore, avaro e convinto che il segreto di una vita onesta e degna sia il duro lavoro e il rispetto del denaro, qualità che, invece, la sorella non possiede. Completamente dominato dalla la febbre della Borsa è il commerciante don Antonio Cuadros che il denaro trasforma in un gradasso sfacciato e immorale. E infine, Juanito, il figlio maggiore di donna Manuela, un giovane mite e bonaccione che percorre il romanzo perennemente in bilico tra la sicurezza di una vita da semplice commerciante e il fascino tentatore dell’ascesa sociale rappresentato dalla Borsa. Lo sfondo di questa vicenda familiare è Valencia con il suo brulicante Mercato, le classi sociali divise da barriere insormontabili e quella borghesia, protagonista indiscussa di tutta la vicenda, sempre più intenta a imitare i costumi e gli atteggiamenti dell’aristocrazia perdendo di vista, talvolta, il limite della decenza in virtù dell’apparire. Le vicende della sua vita accompagnate dalle severe lezioni del fratello ricondurranno donna Manuela sulla “retta via” e la aiuteranno a ristabilire un contatto con la realtà. O forse no.

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