Sorella (I coralli)

Amaranta è una suora invecchiata «nel sospetto di stare dentro una storia bugiarda». Rifugiatasi nella vocazione come in una tana, si sente dolorosamente diversa dalle altre suore che sembrano sempre indaffarate e felici. Un giorno la madre superiora le ordina di dedicarsi alla cura dei bambini dell'asilo: una proposta terribile, per Amaranta, che i bambini non li ama né li capisce: i bambini, per lei, «sono la vita ancora non domata, e la vita vuole soltanto soddisfarsi, imporsi su chi le sbarra il passo. Allunga le mani, prende, strappa e non chiede scusa». Amaranta non è affatto pronta. Le manca, dice lei, il cuore, la fede, la frusta. Però raduna intorno a sé quelle tredici creature che vagano come mosche stordite e comincia. Afferra le quattro ceste di vimini piene di dinosauri repellenti e bambole rotte, le rovescia sul tappeto e aspetta che accada qualcosa. E qualcosa, infatti, accade. Una battaglia infinita, pazza. Perché i bambini sono pazzi: pazzi di desideri e di vita. Fanno le cose più strane. Si picchiano con furia e subito dopo si consolano con dolcezza infinita. Ridono, piangono, ti fanno vorticare nel loro girotondo. Suor Amaranta gira con loro, e mentre gira il suo cinismo e il suo disincanto sfarinano a poco a poco. Poi arriva Luca, un bambino silenzioso, quasi autistico. «Parla in modo strano, - la avvertono, - ma bisogna ascoltarlo perché ogni cosa che dice ha un senso». Nel corso del libro Luca - angelo o diavolo tentatore - pronuncerà solo tre parole, tre parole strane e casuali che suor Amaranta interpreterà come ordini diretti a lei. Per ubbidirgli vivrà tre avventure rocambolesche e con paura e goffaggine, in un irresistibile crescendo dai risvolti comici eppure serissimi, andrà finalmente e totalmente incontro alla vita. Toccherà il mondo, e si troverà infine degna di se stessa e di una sorpresa che ha la forza di una rivelazione. «Mi dia il salmone, per favore». «Quale salmone, di cosa sta parlando?» «Quello che ha rubato come una zingara, quello che ha nella manica, per favore». Avevo la mano rattrappita attorno alla busta, un gancio d'acciaio. «Io sono una suora», ho detto. «Lo vedo, ma mi ridia il salmone, sia gentile. Mi ridia il salmone e se ne vada, sorella».

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